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Realtà aumentata: Da Ikea a Pokémon Go, perché le aziende ci stanno puntando

Teorizzata per decenni, immaginata da scrittori e registi, la realtà aumentata ha esteso i propri usi professionali fino ad arrivare su cellulari e computer. Cos’è e perché fa gola ad aziende come Apple e Google?

All’improvviso è diventato uno degli scontri più infuocati nell’ambito della tecnologia, se non altro nella fascia rivolta al pubblico consumer. Stiamo parlando del mercato che gira intorno alla realtà aumentata, balzata agli onori della cronaca nell’ultimo biennio. A lungo immaginata da scrittori e futurologi, la realtà aumentata è un campo che è stato sviluppato nel corso di decenni, fino a raggiungere molteplici utilizzi in ambito professionale e scientifico. Tutto è cambiato nel giro di un’estate, quando ne abbiamo ricevuto un assaggio su larga scala grazie a Pokémon Go, fortunatissimo gioco che permette di cercare e catturare centinaia di diversi Pokemon in locazioni reali tramite il display del proprio smartphone. Sfruttando la combinazione fra fotocamera e schermo, lo smartphone indica il luogo dove cercare il Pokémon, che deve essere raggiunto fisicamente per entrare a far parte della collezione. Una rudimentale versione di realtà aumentata si è trasformata in fenomeno di massa che conta ancora oggi centinaia di migliaia di appassionati in tutto il mondo.

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Pokémon Go è diventato un fenomeno in tutto il mondo grazie alla realtà aumentata

Non proprio una novità

Il settore della realtà aumentata si è sviluppato nel corso di decenni e ha trovato sbocchi importanti in parecchi ambiti professionali, dall’e-learning all’architettura, dalla scienza medica alle progettazioni aerospaziali. Applicato alla cultura di massa, compare memorabilmente in Terminator, film-culto del 1984, e relativi seguiti In certe scene, il pubblico “vede” con gli occhi del cyborg impersonato da Arnold Schwarzenegger. La visione del robot è aumentata da tutta una serie di informazioni riguardo ai propri bersagli. 

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Una scena di Terminator 2

Realtà aumentata, cos’è esattamente?

Volendone dare una definizione vera e propria, dovremmo descriverla come una versione potenziata della realtà, dove immagini tratte dal mondo reale (sia in presa diretta che differita) vengono integrate da informazioni generate al computer e sovrapposte al reale. Pur non solleticando l’immaginazione come la mitologia che si è formata intorno alla realtà virtuale, anch’essa oggetto di accesi dibattiti fra futuristi, scienziati e sviluppatori e solo di recente tornata con varie declinazioni di larga scala, la realtà aumentata ha dimostrato una notevole gamma di potenzialità. La sua versatilità è infatti racchiusa nella combinazione, anche molto sofisticata, fra elementi virtuali e reali, andando a potenziare esponenzialmente quella che è la nostra esperienza sensoriale. Un esempio pratico? L’app Ikea Place permette ai clienti di posizionare i mobili desiderati direttamente in casa, garantendo un’anteprima preziosissima a coloro che si chiedono come starebbe il soggiorno con un determinato divano o tavolino da sala.

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Architettura e interior design sono sbocchi naturali per la realtà aumentata

Blippar, Layar e gli altri: precursori sfortunati

I tentativi di portare la realtà aumentata entro un mercato di massa sono stati diversi, così come tante sono state le compagnie che hanno provato ad imporne una propria visione. I nomi di aziende come Blippar e Layar vengono subito alla mente, anche se i loro tentativi si sono rivelati soltanto dei buchi nell’acqua. E come dimenticare i Google Glass, tanto promettenti quanto troppo costosi per diventare un accessorio indispensabile? Big G ha comunque imparato la lezione, dato che la sua tecnologia proprietaria Project Tango è diventata la base di diversi tablet e smartphone specializzati proprio in applicazioni di realtà aumentata. Dal canto suo, Apple ha appena lanciato iPhone X e 8, sottolineando quanto il chip A11 Bionic sia pensato proprio per aprire le porte della realtà aumentata anche all’ecosistema iOS.

Un mercato in rapida ascesa, ma non senza dubbi

Secondo alcuni studi, il giro d’affari intorno alla realtà aumentata si è assestato intorno ai 3.33 miliardi di dollari nel 2015, con una crescita prevista intorno ai 133.78 miliardi da qui al 2021. Non mancano, però, dubbi e previsioni allarmistiche sull’uso – o abuso – delle tante declinazioni possibili. In un saggio del 2015, intitolato I pericoli della realtà aumentata, Eric E. Sabelman e Roger Lam mettono in guardia dai possibili sviluppi negativi della diffusione di massa della RA. Secondo i due studiosi, gli esseri umani sono creature altamente visuali. Il processo con cui percepiscono il mondo e prendono decisioni è complesso e strutturato attraverso millenni di evoluzione, ne consegue che andarne a modificare il campo visivo con una serie di informazioni aggiuntive potrebbe non essere una buona idea. Specialmente, considerando situazioni in cui velocità di pensiero e capacità decisionali diventano cruciali.

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