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Stampanti 3D: tecnologia rivoluzionaria. Come cambierà la nostra vita

Come nascono le stampanti 3D e come rivoluzioneranno le nostre percezioni e la nostra creatività. Storia, evoluzione e rivoluzione.

Stereolitografia: questo è il nome originario della complessa tecnica di stampa sperimentata dall’ingegnere statunitense Chuck Hull.  Siamo agli albori degli anni Ottanta e Hull utilizzava del liquido fotosensibile, reso successivamente solido da luce ultravioletta. Nel 1986 si diede il via alla commercializzazione del prodotto per mano della 3D Sistems di Hull stesso. La storia della stampa prende così una piega importante e profondamente rivoluzionaria. Già Gutenberg nel XV secolo aveva mosso le acque introducendo i caratteri mobili. La stampa crebbe così e si meccanizzò, approdando nel mondo della produzione industriale con prepotente utilità. Si arriva oggi allo sviluppo delle stampanti 3D.

Cosa cambia con le stampanti in 3D

Con l’arrivo delle prime stampanti 3D, la rivoluzione coinvolge le stesse basi della produzione di massa. Alla base della stampa 3D si trova il processo di produzione additiva. Quest’ultima è un meccanismo attraverso il quale si crea qualcosa procedendo per stratificazione dei materiali. Quali possono essere i vantaggi di questo nuovo tipo di stampa? Velocità, efficacia e semplicità di utilizzo, oltre alla straordinaria e quasi fantascientifica possibilità di assemblare un oggetto con diversi materiali (polvere, resine, inchiostri leganti). Questo darebbe la possibilità al singolo prodotto di essere infinitamente personalizzabile. Le applicazioni su cui la stampa 3D attualmente trova largo impiego sono quelle che necessitano di prodotti disponibili su scala minore e con un processo di creazione particolare.

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Le nuove frontiere delle stampanti 3D

In campo aerospaziale, ad esempio, la Boeing ha prodotto in questo modo elementi per i suoi jet e parti di componenti satellitari attinenti ai motori. Nell’area medicale la stampa 3D viene utilizzata per la ricostruzione di parti ossee o per creare addirittura organi, grazie alla tecnica del “bioprinting”. Tale tecnica si basa sull’uso di cellule umane anziché di materiali plastici. Del 2014, a Utrecht,  la creazione di un intero cranio in 3D, poi trapiantato. In campo edilizio è recente la realizzazione, ad Amsterdam, dell’Europe Building. Il nuovissimo edificio ha un’intera facciata realizzata in bioplastica riciclabile e stampata in 3D.

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Food printing: ma veramente?

La rivoluzione delle stampanti 3D si estende anche al campo alimentare. Infatti il Food Printing è certamente ancora in fase di sperimentazione e poco economico, ma renderebbe l’esperienza della degustazione fortemente innovativa e multisensoriale. Per la stampa si utilizzano ingredienti precedentemente congelati. Barilla ha dato l’esempio al summit internazionale incentrato sui recenti progressi nel settore alimentare: lo chef Davide Oldani ha preparato (non cucinato) alcuni piatti. L’aiutante di tutto punto era Foodini, stampante 3D della Natural Machines. L’era della stampa 3D è dunque caratterizzata da un processo lento e irrefrenabile, dove conta la creatività e la personalizzazione del singolo prodotto! Ognuno, in un futuro non troppo lontano, avrà modo di creare e ricreare mondi concreti a propria immagine e somiglianza. Tanti auguri!

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