blockchain

Blockchain: perché potrebbe cambiare il funzionamento della rete

Oltre le criptovalute. La Blockchain potrebbe diventare presto il meccanismo privilegiato per la conferma in rete dell’identità?

Abbiamo già accennato alla Blockchain, termine inevitabile quando si affrontano argomenti legati alle criptovalute. Perché Bitcoin, Etherium e tutta la sterminata selva di criptovalute si basano proprio sull’idea di un collettivo di persone che fa capo al nome Satoshi Nakamoto. Tecnologia che fin da subito ha colpito gli esperti per la semplicità di design, ma soprattutto per come ridefinisce la sicurezza dei dati immessi in rete. Si è parlato a lungo dei suoi usi potenziali, ma solo ultimamente si stanno compiendo veri sforzi per integrarla con la vita reale – e online – delle persone.

blockchain

La Russia muove i primi, veri passi

La notizia è molto recente. La Russia potrebbe essere uno dei primi stati sovrani ad adottare la blockchain a livello nazionale. E’ solo un mattoncino iniziale, ma dimostra come sia vivo l’interesse per un protocollo che potrebbe davvero rendere internet più sicuro. La Blockchain è ormai considerata una tecnologia versatile quanto quella dell’Internet Protocol, ovvero la base su cui si è costruito il web commerciale. Il potenziale sembra infatti essere simile e sta attirando progetti innovativi da ogni parte del mondo. Su questa base, la Russia spera di poter integrare i propri sistemi bancari con soluzioni tratte da declinazioni totali o parziali dell’architettura su cui poggia Blockchain.

Non solo un’innovazione a livello finanziario

Secondo molti esperti, Blockchain potrebbe portare a nuovi livelli di affidabilità per quanto riguarda le identità in rete, non solo le semplici transazioni finanziarie. L’idea che possa diventare una vera e propria piattaforma transazionale fra persone non è nuova, ma solo di recente si sta estendendo oltre la dimensione delle criptovalute. Già due anni fa, la spesa per ricerca e innovazione sulla tecnologia aveva superato il miliardo di dollari, cifra monstre per quel che all’inizio sembrava solo ed esclusivamente un facilitatore per Bitcoin.

Come funziona?

Possiamo definire la Blockchain come un protocollo di comunicazione che si redistribuisce secondo una logica di database distribuito. Immaginate un registro che si aggiorna continuamente e distribuito fra centinaia di migliaia di utenti, uno per ogni possessore di un wallet virtuale. Si scarica al primo utilizzo, per essere poi costantemente aggiornato dall’applicazione relativa. Ogni nuova transazione viene immediatamente registrata su ogni copia del database, che ne testimonia la validità e la mantiene come registro consultabile in qualsiasi momento. La sicurezza del sistema consiste nell’impossibilità di riscrivere i record già archiviati, caratteristica che permette di creare registri a prova di frode e controllabili da chiunque. In questo, la natura completamente open-source della tecnologia permette di fugare ogni dubbio su interessi commerciali nascosti ed eventuali “modifiche” alle regole del gioco per favorire attori interessati. 

Un registro elettronico permanente

Ogni transazione crea un hash di 64 caratteri che si integra con i precendenti tramite una stringa di caratteri usa e getta. Questa stringa è la chiave che costituisce un’impronta digitale immodificabile. Di fatto è impossibile creare transazioni false senza che vengano scoperte. Il processo crea un file di dimensioni notevoli, come ben sa chi acquista Bitcoin per la prima volta, ma rimane un sistema virtuoso e relativamente poco esigente a livello di potenza di calcolo. 

blockchain

Prossimo step: banche e transazioni di mercato?

Inutile dire che le banche, sia private sia nazionali, siano molto interessate agli sviluppi offerti da questa tecnologia. Applicarla a dovere nel tessuto esistente di transazioni finanziarie potrebbe ridurre enormemente sia i costi che la rapidità di completamento. Digitalizzare in toto l’infrastruttura finanziaria potrebbe essere il prossimo grande scalino che ci immergerà sempre di più nella rete.

Sicurezza e antiterrorismo

Ma le potenzialità, se non proprio infinite, sono lungamente declinabili. Su Agenda Digitale, Paolino Madotto inserisce la questione in un contesto ampio di sicurezza informatica. Madotto suggerisce l’opportunità di utilizzarne alcune caratteristiche per rendere più sicure le informazioni presenti sui vari database statali e fare in modo che siano rapidamente condivisibili fra più attori. In altre parole, un modo per rendere i documenti impossibili da contraffare. Una risposta alle recenti paure sul terrorismo, nonché alle polemiche relative alla facilità con cui l’attentatore di Barcellona sia riuscito a trafugare il documento d’identità del fratello. Documento con cui sono stati noleggiati i camion che hanno compiuto la strage.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *