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Akai TV, ma non solo. Un brand che ha fatto la storia della musica

In Italia le TV Akai sono molto cercate, ma pochi sanno che il marchio giapponese ha marchiato a fuoco la storia della musica

Quando parliamo di Akai, TV è la prima parola che viene in mente al pubblico italiano che naviga in rete. Eppure, l’azienda giapponese esiste dal 1929 e ha una lunga storia, soprattutto nel settore dell’audio pro e consumer. Pochi sanno, ad esempio, che l’azienda ha prodotto il miglior lettore di nastri a otto tracce negli anni ’70. Discorsi da appassionati di audiofilia, certo, ma le cose diventano più interessanti quando consideriamo l’influenza che Akai ha avuto sull’hip hop e la musica elettronica. Due generi musicali che non sarebbero gli stessi senza i campionatori sviluppati dall’azienda durante gli anni ’80.

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Akai TV, ma non solo – Gli anni ’70 e i lettori a nastro

Per ricostruire la supremazia di Akai nel settore ci viene in aiuto il sito Il Nastrone, autorità italiana sulla storia dei nastri magnetici audio. “Akai inventò un particolare tipo di testina costituito da nuclei in monocristallo di ferrite inframmezzati da separatori in vetro. Questi materiali sono durissimi ed estremamente resistenti all’usura; di conseguenza le testine Akai hanno una durata enorme, almeno 4 volte superiore alla vita utile delle comuni testine in varie leghe ferromagnetiche che venivano usate da altri costruttori. Le testine Akai, denominate GX (Glass and Xtal), hanno dimensioni particolarmente ridotte e tra ferri molto sottili, grazie alle lavorazioni di alta precisione. Questo permette di raggiungere un’estensione in frequenza eccezionalmente ampia, dell’ordine dei 30KHz alla velocità di 19 cm/s: dati di targa che altri RtR presentano solamente a velocità doppia. Tecnicismi ovviamente, ma spiegano bene perché alcuni fra i prodotti più amati dell’epoca furono realizzati da Akai e perché il marchio si legò con forza all’emergente mercato dell’audiofilia.

Akai TV, ma non solo – Akai Professional e lo sviluppo di nuovi strumenti digitali

Nel 1984, Akai decise di specializzarsi e lanciare una sussidiaria, con l’obiettivo di realizzare non più solo riproduttori, ma anche strumenti. Akai Electronic Musical Instruments Corporation, o Akai Professional, approdò sul mercato con l’obiettivo di introdurre hardware che aiutasse i musicisti ad esplorare con semplicità il nascente mondo della musica digitale. Sin dall’inizio, i prodotti Akai Pro furono progettati e sviluppati per soddisfare le esigenze dei musicisti, sia sul palco sia in studio. In tutto questo, i campionatori MPC non solo hanno rivoluzionato interi generi musicali, facendo diventare il campionamento digitale arte, ma si sono affermati come icone musicali vere e proprie. Lo testimoniano i prezzi a cui, ancora oggi, potete trovarne un modello usato. 

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Il campionatore Akai MPC 60 è una vera e propria icona della musica hip hop

Akai TV, ma non solo – Akai MPC

Quando Akai introdusse il suo campionatore MPC nel 1988, i musicisti hip hop furono i primi ad adottarlo con convinzione. Si ritrovarono per le mani un vero e proprio strumento e non un semplice gingillo hi-tech. La sofisticazione di un oggetto come l’MPC 60 fu infatti salutata come elemento cruciale per guidare nuove forme di espressione, soprattutto da coloro che intendevano utilizzare e manipolare sample. Akai sviluppò la linea a partire dal 1986 con l’aiuto di Roger Linn, designer industriale già esperto nella costruzione di campionatori. Linn ha sviluppato il design funzionale del MPC, compresa la progettazione del pannello di controllo e l’interazione specifica fra software e hardware, per poi implementare il software con un team di ingegneri.  L’idea di base era di creare una drum machine a 16 tasti, dotata di modalità intuitive per creare e modificare i sample. Un oggetto certamente capace di semplificare la vita a chi si interessava di produzione digitale, ma né Akai né Linn avrebbero mai immaginato di creare qualcosa di tanto iconico.

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Akai MPC60II: la seconda versione del campionatore MPC raffinò di parecchio i pregi del predecessore

Akai TV, ma non solo – Cos’è un campionatore?

Facciamo un piccolo passo indietro, ad uso di chi non è esperto di produzione digitale. Cos’è un campionatore, o sampler? Concettualmente si tratta di uno strumento obsoleto, dato che oggi i campionamenti vengono creati e manipolati interamente tramite computer. Negli anni ’80, però, i software dedicati erano ancora in fase embrionale e non avevano la potenza necessaria per affermarsi come vero e proprio strumento di studio. L’unica via era quindi hardware, ed ecco perché l’intuizione di Akai ha segnato un cambiamento tanto radicale. Un campionatore è, di fatto, un registratore con doti speciali, capace cioè di registrare alcune porzioni di audio e permettere a chi lo utilizza di manipolarlo. Ad esempio creando dei loop con la porzione di audio che si ripete continuamente, oppure permettendo di costruire delle tracce con più campioni diversi. Nel caso di Akai MPC 60, il successo fu dovuto essenzialmente a due fattori: i campioni più lunghi (13,1 secondi) della concorrenza e la risoluzione più alta, arrivando ad una frequenza di 40kHZ. Quel che bastava per renderlo un best seller istantaneo, nonché attrezzo ideale per produttori professionisti.

Akai TV, ma non solo – DJ Shadow e J Dilla, due fan di Akai

Magari, ai più, questi nomi non diranno molto. Eppure, gli appassionati di hip hop con più memoria storica non potranno fare a meno di sospirare. La popolarità di MPC 60 ha oltrepassato di slancio gli anni ’80, per arrivare ad essere protagonista in album storici degli anni ’90 e oltre. “Regulate” di Warren G, per esempio, contiene una miriade di campioni elaborati grazie al durevole gioiellino di Akai. Ancor più leggendario “…Endtroducing” di DJ Shadow, nel guinness dei primati per essere il primo disco realizzato solo grazie a campioni, praticamente realizzato con dei giradischi, una collezione di vinili impressionante e un MPC 60. O ancora le produzione di un altro mito dell’hip hop, il compianto J Dilla, il cui Akai costituiva uno dei più preziosi aiutanti di studio. Arriviamo praticamente ai giorni nostri e, se è vero che i computer ne hanno preso il posto in senso tecnologico, è innegabile che il fascino di questi campionatori sia ancora vivo. Basta dare un sguardo all’equipaggiamento di molti produttori e DJ per trovarne uno. Non crediamo sia soltanto nostalgia.

 
 

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