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Criptovalute: cosa sono le ICO e perché alcuni stati le stanno bannando?

Dopo che anche la Corea del Sud le ha bannate, investitori e appassionati di criptovalute si chiedono perché le ICO siano così temute. Il motivo è che ancora mancano le regole necessarie a tutelare gli investimenti. E le criptovalute continuano a dividere.

La notizia, dell’altro ieri, che la Corea del Sud ha vietato ogni raccolta fondi effettuata tramite ICO, ha generato inquietudine presso i tanti investitori in criptovalute. Reazione tutto sommato comprensibile, dato che segue quella della Cina, che le ha bannate lo scorso agosto. Le autorità cinesi hanno spiegato che stavano minando l’ordine finanziario del paese, scatenando un dibattito immediato fra chi sostiene che ci sia ancora molto da guadagnare e chi è convinto che le criptovalute non siano altro che una bolla in procinto di scoppiare. Ma cosa sono le ICO e perché stanno generando tanti timori?

Initial Coin Offering

Una ICO (Initial Coin Offering) è simile in tutto e per tutto a un’IPO, ovvero l’offerta pubblica iniziale con cui una società può decidere di quotarsi in borsa e cedere titoli in determinati mercati. Quando una società in forte crescita vuole raccogliere fondi in tempi rapidi, offre quote agli investitori, prezzandole in base ad un numero di fattori. E’ un procedimento modellato su rigorose procedure di capital-raising, che in Italia vengono regolate dalla Consob. Un’ICO funziona in maniera simile: la società offre la possibilità di investire in criptovalute che di fatto funzionano come quote dell’azienda in questione. Di fatto, una percentuale di criptomoneta viene venduta ai primi finanziatori in cambio di altra criptomoneta.

Un settore ancora non regolamentato

Il problema è che ancora manca un vero regolamento, a differenza delle IPO che offrono un certo livello di consistenza e una serie di indicatori a cui fare affidamento. Le ICO non offrono niente del genere, e ogni caso è praticamente un unicum, per cui investire è sempre un salto nel buio. Termini, condizioni e modelli di business sono impostati dall’ICO stessa, e l’unico modo per cercare di fare chiarezza è affidarsi a siti come IcoAlert o CoinSchedule, dove l’investitore può controllare che ICO sono in offerta al momento, come funziona l’acquisto e tutta una serie di informazioni che variano da caso a caso. Un esempio? Una regola di buon senso: quando i coin recuperati tramite ICO non raggiungono il totale immaginato da chi ha lanciato l’iniziativa, vengono restituiti in toto ai sottoscrittori. In assenza di un organismo regolatore, questa diventa scelta arbitraria da parte di chi lancia l’ICO, per cui il potenziale investitore deve stare molto attento che sia indicata nei termini.

Quando le criptovalute si finanziano a colpi di ICO

Spesso, un’ICO viene utilizzata per lanciare nuove criptovalute. È il caso di Ethereum, oggi una delle concorrenti al trono occupato da Bitcoin, ma lanciata a suo tempo proprio tramite un’ICO che raccolse la bellezza di 18 milioni di dollari. Ma ci sono anche ICO provocatorie come quella di Useless Coin, lanciata come uno scherzo da un fantomatico UET CEO e venduta sbandierandone inutilità e mancanza di prodotto. Doveva essere un commento satirico sulla volatilità delle ICO, ma è riuscita comunque a trovare investitori capaci di spenderci 64.000 dollari.

Investimento o scommessa?

Sono in molti a sostenere che dietro le criptovalute ci sia un potente istinto da scommettitori, prima ancora che semplice volontà di investire. Questo spiega la frenesia con cui le ICO hanno preso piede nel 2017, generando investimenti che superano i 2 miliardi di dollari. Normale, quindi, che le autorità finanziarie degli stati sovrani stiano via via decidendo di apporvi un freno. Del resto, la fiducia in Bitcoin e compagnia bella è l’unico motore che ne sta gonfiando i prezzi, e in mancanza di una banca centrale in grado di intervenire le esplosioni improvvise sono sempre possibili. O forse, paesi come la Cina e la Corea del Sud hanno solo messo un paletto in attesa di lanciare le proprie criptovalute. L’unica certezza è che l’interesse per il settore è altissimo e nessuno sa cosa succederà.

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