loudness war

Loudness War: rovina della musica o fissazione da audiofili?

Negli ultimi vent’anni il volume delle registrazioni audio è aumentato in modo esponenziale. Cos’è la Loudness War e perché molti sostengono che tolga emozione e piacere d’ascolto alla musica?

La Loudness War sta rovinando la musica? L’argomento è fonte di infiniti dibattiti fra gli audiofili, soprattutto lungo l’arco degli ultimi due decenni, ma rimane relativamente oscuro al grande pubblico. Secondo gli appassionati, le registrazioni moderne sono compresse e prive di dinamica sonora. La responsabilità sarebbe come al solito delle case discografiche, lanciate in una corsa a chi riesce a far suonare i propri dischi a volume più alto sulle radio. Come sempre, le cose sono più complicate. Il termine Loudness War (letteralmente, “la guerra del volume”) è stato coniato quasi 40 anni fa, in riferimento al volume sempre crescente delle trasmissioni radiofoniche americane. Una guerra a chi suona più forte, quindi, partita sulle radio e poi finita direttamente alle fonti, ovvero gli studi di registrazione dove sono prodotti i dischi.

Cos’è la dinamica?

In musica, la dinamica è l’ampiezza tra il limite più basso di emissione del suono e quello più alto. Per visualizzarla, immaginate la traccia audio come un’onda che si sviluppa orizzontalmente lungo un asse cartesiano. In orizzontale troviamo il tempo come unità di misura, mentre l’asse verticale indica il volume del brano. Il problema è che l’ampiezza del volume, in una sorgente digitale, ha delle limitazioni. La registrazione che viene realizzata in studio non può andare oltre un certo volume, nel momento in cui viene trasferita (con un processo chiamato mastering) su un CD. Parafrasando l’ingegnere acustico Earl Vickers, che in un paper ha tratteggiato le origini della Loudness War, è paradossale che oggigiorno la musica registrata suoni peggio che negli anni ’30. Non ci sono prove definitive al riguardo, ma i difensori della dinamica sostengono che un album troppo compresso provochi fatica nell’ascoltatore. Addirittura, c’è chi vi correla l’epidemia di problemi all’udito dei ragazzi di oggi.

L’ampiezza dinamica di una traccia registrata senza troppo volume: si vede chiaramente la differenza fra alti e i bassi del suono.

Death Magnetic

La maggior parte del pubblico non è a conoscenza di questa corsa folle al volume, in parte perché le abitudini di ascolto sono cambiate. Un conto è ascoltare musica da uno speaker mono della Sonos, un altro apprezzarne i dettagli tramite un impianto hi-fi vero e proprio. La pietra dello scandalo o, se non altro, la notizia che ha ottenuto maggiore attenzione dai media, è legata ad un album dei Metallica pubblicato nel 2008. Dal punto di vista artistico, Death Magnetic venne salutato dai fan come un ritorno di forma. Con un problema, perché la versione CD regolarmente uscita nei negozi presentava un’ampiezza dinamica limitatissima. La peggiore mai vista fino ad allora, col volume dell’album talmente alto da risultare totalmente compresso. In molti si lamentarono della fatica provata nell’ascoltare il disco dall’inizio alla fine.

Death Magnetic dei Metallica: il volume è totalmente compresso e l’album è privo di dinamica.

La differenza era ancor più semplice da notare, paragonandolo alla versione uscita per Guitar Hero. Un accordo fra la casa discografica e i produttori del gioco permise infatti di distribuire una copia completa dell’album nell’edizione di quell’anno. Alcuni fan riuscirono a scaricare le tracce dal gioco, accorgendosi che la dinamica era più ampia rispetto all’edizione uscita su CD.

Loudness

Chi possedeva uno stereo negli anni ’80 e ’90, ovvero l’ultima stagione dell’hi-fi, si ricorderà del tasto o della manopola Loudness, onnipresente in ogni impianto dell’epoca. Attivandolo, l’impressione ottenuta era quella di un suono più presente e potente, più “vicino” all’ascoltatore. Originariamente ideato per dare corpo al suono in situazioni di volume basso (di fatto serve ad aumentare i toni medi e, rieccoci, a comprimere la dinamica), il tasto Loudness divenne ben presto una delle opzioni possibili per equalizzare il suono, al pari dei comandi per personalizzare alti, medi e bassi. Molti, come chi scrive, l’hanno utilizzato come unica opzione per ascoltare musica, gettando inconsapevolmente le basi per la Loudness War che ha poi infuriato nell’etere.

Dal boom dell’hi-fi alla Loudness War

Non è un caso che il pubblico più ferocemente lanciato contro gli effetti della Loudness war, abbia più di 50 anni. Storicamente, si tratta di coloro che hanno vissuto il boom dell’hi-fi durante gli anni ’70. Hanno una storia di ascolti su impianti elaborati, capaci senz’altro di esaltare tonalità e dinamica dei vecchi dischi in vinile. Va detto che spendere 5000 euro per un impianto audio non è il massimo, se poi si scopre che la maggior parte delle registrazioni attuali non solo non rendono al meglio, ma suonano male al cospetto di uno stereo capace di evidenziarne i limiti.

Quando nasce la Loudness War?

Non esiste un vero big bang, il momento preciso in cui il volume della musica registrata inizia a salire. Ci sono però alcuni album che vengono considerati originatori. In particolare Definitely Maybe, il debutto degli Oasis. Il produttore dell’album, Owen Morris capì che il suono del gruppo si esaltava portando il volume a livelli mai visti. Di fatto registrato in distorsione, cercando di riprodurre l’impatto del gruppo dal vivo, l’album venne masterizzato senza tener conto della dinamica. Quel che a suo modo fu un’intuizione artistica, diventò nel giro di poco pratica comune in quasi tutti gli studi di registrazione.

Esistono rimedi?

Palliativi, semmai. Apple ha lanciato da qualche anno la collana Masterizzato per iTunes. MpiT consiste in una serie di regole (e tool da utilizzare) a cui devono conformarsi produttori e tecnici del suono per rendere idonee le registrazioni. In realtà, l’unica vera differenza è un livello di volume più basso e una limitazione dei picchi distorsivi. Non la soluzione del problema ma un passetto in avanti, anche se la dinamica effettiva dei brani non ottiene veri miglioramenti. Altri sostengono invece che le opzioni di normalizzazione (sempre per restare in ambiente iOS, parliamo dell’opzione “verifica volumi”, ma è più o meno presente in tutti i player digitali), ovvero l’algoritmo che rende uniforme il volume per tutti brani di una determinata libreria, sia un rimedio efficace. Normalizzare una libreria porta ad una diminuzione generale del volume, ma anche in questo caso i benefici in termini di dinamica sono nulli.

Il vinile: rifugio sicuro?

Il recente boom del vinile è stato interpretato (anche) come corsa degli appassionati verso il supporto che suona meglio. Per via delle limitazioni del formato, la possibilità di comprimerne la dinamica è minore. Per questo motivo, gli LP mostrano spesso un’ampiezza dinamica più elevata rispetto al CD, e molti ritengono che sia l’unico modo per evitare l’ipercompressione presente su ogni formato digitale. In realtà, il vinile è un’ottima scelta se si vanno a cercare le stampe originali, spesso molto costose. Gli album pubblicati oggi, comprese le edizioni che vengono ristampate e ripubblicate di continuo, sono spesso compressi a partire dal master (la registrazione originale che viene effettuata in studio). In questo caso, il trasferimento in LP non ottiene alcun vero beneficio, se non garantire all’ascoltatore l’acquisto di un’edizione con la copertina grande e un oggetto fisico più soddisfacente rispetto a CD e MP3.

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