I migliori libri del decennio

I migliori libri del decennio: da leggere assolutamente una volta nella vita!

Abbiamo creato una lista dei migliori libri del decennio: capolavori letterari che ci hanno conquistato, a voi la scelta di valutare i vostri best

Ecco la lista dei migliori libri del decennio. In elenco ognuno avrebbe inserito altri titoli, perché la letteratura non è una scienza esatta e perché il piacere della lettura è qualcosa di molto personale. Il decennio che abbiamo alle spalle ha visto affacciarsi sulla scena narrativa nuovi autori di successo, che hanno portato molte innovazioni, anche stilistiche, nei loro libri.

È difficile scrivere un libro che riesca a offrire una prospettiva diversa e originale sulla realtà, creando nuovi significati per osservare il mondo. In quest’articolo abbiamo provato a riunire i migliori libri del decennio, opere diverse tra loro che però hanno significato delle piccole svolte nel panorama letterario. Storie che passeranno alla storia come propulsive e profonde, commoventi e senza tempo.

Il tempo è un bastardo | Jennifer Egan

Il tempo è un bastardo di Jennifer Egan è un libro che ha avuto un grande successo e che, a distanza di dieci anni dalla sua pubblicazione, sembra ancora più significativo. La struttura rivoluzionaria del libro, che passa da un personaggio all’altro a ogni capitolo, è diventata uno stratagemma narrativo utilizzato da moltissimi romanzieri moderni.

Ma non è solo la struttura e la caratterizzazione dei personaggi che ci hanno convinto a inserire questo romanzo tra i migliori libri del decennio. In questo testo troviamo anche la presenza forte della tecnologia, mostrandoci come essa abbia cambiato – e stia cambiando – il modo in cui percepiamo (e ci confrontiamo con) il mondo.

Cambiano anche i rapporti interpersonali: un capitolo memorabile è scritto interamente come una presentazione in PowerPoint di una figlia sulla sua famiglia, una dimostrazione del modo in cui la tecnologia filtra le storie personali.

E quindi questo libro è ancora attualissimo, perché ci pone di fronte un futuro (il libro è di dieci anni fa) in cui i bambini piccoli diventeranno influencer dei social media e guideranno la cultura pop. Basta lanciare uno sguardo sul mondo per capire come si trattasse di una previsione che negli ultimi anni è diventata realtà. Ma il romanzo vincitore del Premio Pulitzer 2011 ha dimostrato di essere molto più di un semplice risultato formale e una ventata di tendenze tecnologiche.

Cattura anche qualcosa di senza tempo, raccontando come l’invecchiamento e i modi in cui tentiamo di affrontarlo possono provocare il caos sulla condizione umana.


L’amica geniale | Elena Ferrante

In questo particolare elenco dei migliori libri del decennio non poteva mancare uno dei più grandi casi letterari degli ultimi anni: L’amica geniale di Elena Ferrante, libri tradotti ormai in tantissime lingue, da cui è stata realizzata anche una serie tv. La storia è conosciuta dalla maggior parte delle persone e racconta un’amicizia tutta al femminile, quella tra Elena Greco e Raffaella Cerullo, per tutti Lina. Lila solo per Elena.

Quando l’amica più importante della sua vita sembra essere scomparsa senza lasciar traccia, Elena Greco, una donna anziana che vive in una casa piena di libri, accende il computer e inizia a scrivere la storia sua e di Lila; la storia di un’amicizia nata sui banchi di scuola negli anni 50.

Ambientato in una Napoli pericolosa e affascinante, inizia così un racconto che copre oltre sessant’anni di vita e che tenta di svelare il mistero di Lila, l’amica geniale di Elena, la sua migliore amica, la sua peggiore nemica. E così inizia una storia in cui le due ragazze si fanno del male, si amano, si trascinano e si invidiano a vicenda, attraversando lo spettro dei comportamenti interpersonali dalla crudeltà alla totale tenerezza.

È la storia di un riscatto femminile, nella Napoli degli anni Cinquanta, quando andare a scuola non è la normalità, anzi bisogna lottare per farlo. Gli anni in cui la violenza è la regola anche tra i più giovani, che si prendono a pietre: a volte le scansi e a volte no. E da una pietra iniziano le risse tra amici, e poi tra famiglie, fino a quando qualcuno non decide di fermare il giro. Un caso editoriale anche perché la vera identità di Elena Ferrante è ancora incerta. I libri della serie sono quattro, da leggere in quest’ordine:

  1. L’amica geniale
  2. Storia del nuovo cognome
  3. Storia di chi fugge e di chi resta
  4. Storia della bambian perduta

I ragazzi della Nickel | Colson Whitehead

Cambiamo completamente genere con un autore che da sempre pone i diritti e la questione razziale al centro delle sue opere. Più che di un libro in questo caso vogliamo parlarvi di Colson Whitehead, un narratore consumato, che nel suo ultimo romanzo, I ragazzi della Nickel, esercita in modo unico la sua padronanza sul personaggio e la narrativa al servizio della drammatizzazione degli anni di Jim Crow negli Stati Uniti del Sud.

Colson Whitehead era già molto conosciuto, soprattutto per La ferrovia sottorranea, libro con cui nel 2016 ha vinto sia un National Book Award che un Premio Pulitzer, un traguardo importantissimo in ambito letterario perché è solo il sesto in assoluto a riuscirci. Probabilmente però la storia de I ragazzi della Nickel è ancora più potente, e non a caso ha vinto il Premio Pulitzer 2020.

“Un’opera d’arte funziona davvero quando ti vedi nei personaggi principali e vedi uno scorcio di te stesso nei cattivi. Ti vedi nei personaggi minori e maggiori in cui, ma per una stranezza del destino, potresti essere lì con loro, che potrebbe crescere come un maschio afro-americano in America.”

Queste sono le parole diWhitehead nel corso di un’intervista. Forse è la vicinanza del libro alle circostanze odierne negli Stati Uniti, così che leggerlo chiede di impegnarsi con le strazianti esperienze dei personaggi. I ragazzi della Nickel è stato ispirato dalla vera storia della Arthur G Dozier School for Boys nella piccola cittadina di Marianna in Florida. Dopo numerose segnalazioni e infine un’indagine, incluso lo scavo di una serie di tombe non contrassegnate da parte di una squadra di studenti di archeologia nel 2012, fu riferito che circa 81 ragazzi erano morti lì. La scuola ha chiuso i battenti solo nel 2011.

Sebbene Whitehead abbia chiarito che Nickel, i personaggi e le loro storie sono finzione, è stato fedele a molti dettagli del regime di Dozier: i brutali pestaggi notturni, in cui i ragazzi venivano strappati dai loro letti. Eppure, nonostante tutto l’orrore, le descrizioni della violenza sono notevolmente sottostimate. Per la maggior parte, questa moderazione aumenta l’impatto del libro, sottolineando il distacco con cui è stata attuata la violenza.

Whitehead dimostra con grande efficacia come il razzismo in America abbia operato a lungo come un’attività codificata e sanzionata intesa ad arricchire un gruppo a spese di un altro. Il Nickel è un microcosmo di un mondo corrotto, in cui lo stato di diritto è insignificante e le leggi reali non sono scritte. Una storia attualissima, che fa rientrare I ragazzi della Nickel a pieno titolo tra i migliori libri del decennio.


Limonov | Emmanuel Carrére

Anche in questo caso parliamo di uno dei migliori autori contemporanei: Emmanuel Carrére. Questo libro è un ampio resoconto della vita inconfondibilmente epica di Edward Limonov: dalla crudeltà e dalla povertà della sua giovinezza in Ucraina, alla sua conquista della scena letteraria occidentale come scrittore emigrato negli anni ’80, e infine al suo ritorno in Russia prima come il più piccolo dei rivoluzionari di destra, poi come prigioniero. L’ultimo capitolo riguarda la sua bizzarra riemersione come figura politica dominante, giocando a essere un rispettabile sostenitore del cambiamento pacifico.

Carrére scrive questo libro folgorato dalla figura di Limonov. La sua vita in effetti è davvero straordinaria e vi trascinerà in una lettura senza fiato fino alla fine. Le vicende personali intrecciano la storia dell’Europa e della Russia degli ultimi cinquant’anni.

Chi è Limonov?

Il Limonov della biografia scritta da Emmanuel Carrère nel 2011 (Adelphi) è quell’Eduard Limonov, l’intellettuale russo esiliato nella New York anni Ottanta e poi l’ “amico” dei serbi, quando nei Novanta impugnava con loro le armi sui Balcani. Un libro in cui c’è la ricerca del perché e del per come un uomo può arrivare a pensare, a credere, a fare certe cose. Limonov infatti è l’anti-eroe per eccellenza, e nella sua storia non mancano passaggi affascinanti e altri in cui il lettore si chiede:

“Ma come ha potuto arrivare ciò? Ma è sempre la stessa persona?”

Un libro dalla copertina bellissima, dove emerge Limonov nel suo essere punk. Un fuorilegge, un cane pazzo che nella sua vita ha fatto davvero di tutto. Una storia che vi affascinerà, raccontata in modo esemplare (come sempre) da Emmanuel Carrère, per questo non poteva mancare nella nostra lista dei migliori libri del decennio.


Libertà | Jonathan Franzen

Il romanzo di Jonathan Franzen, Libertà, come il suo precedente, Le correzioni”, è un capolavoro della narrativa americana. I due libri hanno molto in comune. Ancora una volta Franzen modella una narrativa capiente ma complessa che sembra raccogliere ogni nuovo dato della nostra vita.

“Libertà” è una parola che è stata elevata nel corso della storia americana a uno status quasi teologico, ma mentre ognuno di noi cerca di affermare le sue “libertà personali”, ci scontriamo impotenti con gli altri nella pari ricerca delle loro sacre libertà, che, il più delle volte, sembrano minacciare le nostre. Non sorprende, quindi, che la personalità suscettibile al sogno di libertà illimitata è anche una personalità incline, qualora il sogno fosse sempre acido, alla misantropia e alla rabbia. E il sogno sarà sempre aspro, perché raramente è sufficiente semplicemente seguire il proprio credo; anche altri devono abbracciarlo. Solo loro possono convalidarlo.

Il rapporto potenza-sogno è vissuto in modo più acuto – più opprimente, ma anche in modo più vario e dinamico – all’interno della famiglia, poiché i suoi membri orbitano l’uno con l’altro alla distanza più vicina possibile. “Libertà” è un lavoro ricco e profondo, meno scintillante sulla sua superficie ma più sicuro del suo metodo. Rispetto a Le correzioni, questa volta la storia sociale è stata portata avanti, dagli anni di Clinton a Bush – e anche l’orologio generazionale è stato portato avanti. C’è ancora una famiglia, sono i Berglund, “giovani pionieri” che rinnovano un vittoriano a Ramsey Hill, un quartiere di ville in rovina a St. Paul.

I Berglund sono diretti verso il disastro. Assomigliano a un numero qualsiasi di coppie ben intenzionate per le quali “la casa” è diventata una cittadella di autorevole rispetto per se stessi e la vita familiare una sequenza di riti nobilitanti. Franzen comprende che il paradosso centrale del moderno liberalismo americano non eredita dalle sue dottrine, ma dalle presunzioni non dichiarate che governano le sue abitudini quotidiane. Liberali, nientemeno che conservatori – e per questo motivo rivoluzionari e reazionari; in altre parole, tutti noi – crediamo che alcuni modi di esistenza siano superiori ad altri. Ma solo il liberale, impegnato in una visione di armonioso pluralismo comunitario, è turbato da questa verità. Non vi diciamo altro, per lasciarvi perdere in questa grande storia che rientra secondo noi tra i migliori libri del decennio.


NW | Zadie Smith

NW è la zona nord-ovest di Londra. Il personaggio principale nella prima sezione è Leah Hanwell, che ha una laurea in filosofia, ma lavora senza gloria in un ufficio in cui l’impotenza è mascherata dal linguaggio dell’empowerment. È presa in giro calorosamente – con una corrente sotterranea di vero risentimento – dalle sue donne, colleghe afro-caraibiche (e sono tutte donne e afro-caraibiche) per aver messo le mani su un tesoro che appartiene giustamente alla loro comunità – suo marito Michel, un francofono di colore che spera di guadagnarsi da vivere meglio con gli investimenti online di quanto non faccia come parrucchiere. L’unico difetto del matrimonio è che Michel vuole figli e Leah no, anche se non l’ha mai detto.

C’è un delizioso effetto increspato sulle pagine iniziali, con i pensieri e l’ambiente di Leah che si arricchiscono a vicenda, piuttosto alla maniera dell’Ulisse di Joyce. È uno stile che non si addormenta, però. La breve lunghezza delle sezioni lavora contro il senso di totale immersione che si adatta alla scrittura del flusso di coscienza. Ci sono ancora momenti modernisti, ma assumono la forma di piccoli svolazzi, come i pensieri erranti di Leah presentati su una pagina a forma di albero, e un monologo di Michel (a cui ascolta a malapena) il successivo.

Il piacere che danno i romanzi di Zadie Smith sta nel loro essere grandi e ambiziosi, capaci di tenere insieme teoria e pratica, essere e avere, intelligenza e sesso, senza far vedere tutto il lavoro che c’è dietro.

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