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Distopia: top 10 libri distopici da leggere assolutamente

La distopia è un genere che piace tanto, forse perché è un modo per criticare la realtà. Ecco la nostra top 10 libri distopici da leggere assolutamente

I romanzi distopici, solitamente ambientati in un futuro prossimo, analizzano spesso alcune delle paure e delle illusioni dei nostri tempi. Il dizionario Treccani definisce la “ distopia ” così:

“Previsione, descrizione o rappresentazione di uno stato di cose futuro, con cui, contrariamente all’utopia e per lo più in aperta polemica con tendenze avvertite nel presente, si prefigurano situazioni, sviluppi, assetti politico-sociali e tecnologici altamente negativi”.

La distopia è quindi il contrario dell’utopia, ma questo non limita il genere, anzi, le trame dei romanzi distopici possono essere sorprendenti, perché questi libri sono capaci di fornire scenari senza confini nell’immaginario di autori e lettori. Permettono così di spaziare su grandi temi e quindi di far presa su un pubblico più vasto. La distopia in realtà è anche una grande indagine sulla realtà, perché apre l’immaginazione al campo dei possibili (tempi diversi, società diverse, esseri diversi…) senza però rinunciare al principio di realtà. Anzi, è proprio l’indagine di mondi “altri” a fornire un terreno fertile di riflessione sul nostro tempo.

Temi prevalenti nella distopia

Spesso si prendono in considerazione temi attuali come l’ecologia, l’emarginazione sociale, il razzismo, il maschilismo, l’ansia della perfezione estetica, le derive scientifiche e tecnologiche e tanti altri ancora. In una distopia c’è quindi il racconto un’immaginaria società futura altamente indesiderabile e/o spaventosa. È una sorta di previsione o rappresentazione di un futuro in cui si prefigurano situazioni, sviluppi, assetti politico-sociali e tecnologici altamente negativi. Molto spesso i protagonisti sono giovani e la narrazione vede al suo centro uno stile ritmato e ricco d’azione. Anche questi sono tra i motivi per cui questo genere è molto apprezzato dai ragazzi. Ora però è il momento di passare ai libri, in questo viaggio nella distopia che toccherà alcuni tra i più grandi autori del genere.

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I libri distopici più belli di sempre:

1 – 1984 di George Orwell | Miglior libro distopico

“Se vuoi un’immagine del futuro, immagina una barca che calpesta un volto umano – per sempre”

Questo viaggio nella distopia poteva iniziare con tanti libri, ma 1984 è uno dei romanzi distopici più famosi di sempre, anche per tutti i significati che ne sono susseguiti, con la nascita dei reality e l’espressione “Grande Fratello” entrata ormai di diritto nel nostro modo di parlare. 1984 è uno dei libri distopici più famosi mai scritti. Il ritratto di Orwell del futuro con il timbro di un volto umano scende in dei dettagli tali da spaventare davvero tutti: dai misantropi pessimisti agli ottimisti idealisti. A quale schieramento sarebbe appartenuto Orwell? Forse ad entrambi.

1984 è diventato una pietra di paragone della nostra cultura. In questo capolavoro è facile ritrovare molti echi di Foucault e dalle sue teorie sulla disciplina. E Foucault stesso pensa che il potere e la disciplina permeano tutti i settori della società, siano essi totalitari o democratici. Tuttavia, il potere duraturo del libro non è in questa teoria sociale, ma piuttosto nei dettagli concreti della sua storia, come l’odore del cavolo bollito nel corridoio del condominio di Winston. 1984 di George Orwell non è solo una distopia, ma è anche un thriller politico coinvolgente e profondamente toccante. È diventato una scorciatoia per parlare di totalitarismo, di stato di sorveglianza, del potere dei mass media di manipolare l’opinione pubblica, la storia e persino la verità.

Il protagonista è Winston Smith e come molte distopie, non scopriamo mai come il personaggio principale diventi ribelle. Winston Smith è un criminale pensieroso quando lo incontriamo e da lì iniziamo a seguirlo: nel suo lavoro e anche nella sua storia d’amore con la donna di nome Juliet. Winston dice a Julia: “Odio la purezza, odio la bontà!” E forse questa è una frase che può essere associata al Partito e ai suoi tentativi di incanalare la sessualità in vie meno destabilizzanti per la società.

1984 è un romanzo distopico, ma è anche e soprattutto un appassionante thriller politico che si basa su due parole su cui si fondano la maggior parte dei thriller politici: e se? Orwell si è chiesto che aspetto avrebbe la Gran Bretagna se fosse caduta in preda a uno dei credi totalitari dominati nel ventesimo secolo. Nel 1984, Londra viene descritta come una città cupa in cui il Grande Fratello ti osserva sempre e la Polizia del Pensiero può praticamente leggere la tua mente. Winston è un uomo in grave pericolo per la semplice ragione che la sua memoria funziona ancora.



2 – Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood| Miglior libro distopico

Questo romanzo distopico è stato scritto dall’autrice canadese Margaret Atwood nel 1985, ma gli argomenti del romanzo sembrano essere quanto mai attuali nella nostra società. La storia segue Offred, una ancella nella nuova Repubblica di Galaad. Offred fa parte di una classe di donne chiamate le ancelle e il loro unico scopo nella società è concepire e generare figli per le famiglie. Vestite di rosso, queste donne sono separate dalle altre donne che indossano il blu o il verde. La Repubblica di Galaad è stata costituita dopo che gli attacchi contro il governo degli Stati Uniti hanno ucciso il Presidente e la maggioranza del Congresso. Fu in questa oscurità che la nuova dittatura militare avvolta nella religione fu in grado di prendere il controllo.

Questa distopia ha trovato un grande successo anche nella serie tv omonima (bellissima, vedetela!)e racconta come i diritti civili delle donne siano stati rapidamente portati via nel rovesciamento del governo. Diritti come l’uguaglianza, i diritti di riproduzione sessuale e i diritti umani generali sono stati considerati punibili dagli uomini. È il fanatismo religioso a guidare l’azione degli uomini al servizio della Repubblica di Galaad. Ad ogni uomo è stata data una moglie vestita di blu e il loro obiettivo era rimanere fedeli. Quando arrivò il momento di portare figli, le ancelle furono mandate a casa per quella che fu chiamata la “cerimonia“. Gli uomini avrebbero avuto rapporti sessuali con la serva mentre la moglie rimaneva nella stanza. Il non rispetto di alcune regole come non fraternizzare con altri uomini, uscire dalla tua casta o impegnarsi in tendenze omosessuali, potrebbe portare alla morte.

Offred ha dei flashback sulla vita che ha vissuto una volta prima del rovesciamento del governo. Lei ricorda di essere stata sposata con un uomo di nome Luke. Prima della Repubblica di Galaad, Luke ha tradito sua moglie per stare con Offred e dalla loro unione è nata una figlia. Poiché la Repubblica di Galaad considerava tutti i divorzi come crimini contro Dio, il matrimonio fu annullato. Luke fu assassinato nei boschi, la loro figlia presa e Offred trasformata in una ancella, in punizione al suo crimine. È una distopia che purtroppo racconta una realtà tristemente attuale, basti pensare ai tanti femminicidi, ma anche ai diritti delle donne che spesso vengono violati in giro per il mondo.



3 – Il mondo nuovo di Aldous Huxley| Miglior libro distopico

Il mondo nuovo è stato scritto nel 1932 e descrive Londra nell’anno 2540 – o 632 AF, come l’anno è descritto nel libro. L’AF sta per “After Ford”,  l’industriale americano Henry Ford che è diventato qualcosa di una figura messianica nel mondo di Huxley. Questa distopia è stata inserita in una serie di elenchi “Top 100 libri” più influenti di sempre ed è considerato un classico della letteratura (non solo distopica) del XX secolo. Questo romanzo distopico descrive un profondo cambiamento nella società in cui il governo controlla le masse attraverso la clonazione avanzata – che sostituisce completamente la riproduzione naturale – la manipolazione psicologica e farmacologica e forme avanzate di intrattenimento. Mentre le persone continuano a lavorare, sembrano avere molto tempo libero e sono incoraggiate a sfruttare al meglio il sesso ricreativo, i farmaci che alterano l’umore e i giochi, incluse una versione magnetica del golf, la pornografia a 4 dimensioni e le forme avanzate di film conosciute come “sensazioni”.

Attraverso queste varie misure il governo esercita una rigida forma di controllo sul popolo e i consumatori sono felici in un’esistenza fredda e senza amore. La popolazione stessa è limitata a un massimo di due miliardi di vite, tutte allevate nei centri di condizionamento e progettate per adattarsi a una delle cinque caste distinte, ognuna delle quali è progettata per svolgere un ruolo specifico. Pochi pensano che la loro esistenza sia tutt’altro che ideale e non pensano di mettere in discussione lo status quo. La maggior parte del lavoro manuale è gestito da una delle caste geneticamente ingegnerizzate che sono allevate per avere un’intelligenza molto limitata e una mancanza di pensiero libero.

Bernard Marx è uno dei pochi a non essere disposto ad accettare le cose così come sono e ad andare in viaggio verso uno degli ultimi posti rimasti al mondo in cui gli esseri umani vivono ancora una vecchia vita “imperfetta” di riproduzione naturale e una sopravvivenza più semplice (noto come “prenotazione selvaggia”). Il messaggio principale che attraversa il libro è come la rivoluzione industriale abbia drasticamente cambiato il mondo e le persone al suo interno, insieme al timore che la continua produzione di massa automatizzata e frenetica conduca a una società sempre più controllata, a una perdita di individualità e alla fine, quello dell’identità.

Ciò si esprime attraverso l’idea che gli Henry Fords, ideali di produzione su larga scala, l’automazione e il consumismo siano adottati e utilizzati come base per formare una società (nota come “fordismo”) che non solo ha sostituito altre ideologie politiche ma anche religiose. Oggi molti di questi temi sono attuali, ma nel 1932 parlare di ideali politici e religiosi, di lavaggio del cervello da parte del governo, di ingegneria genetica, di perdita di individualità attraverso il controllo rigoroso della popolazione governativa e riproduzione artificiale, ma anche di sesso e droghe in senso ricreativo, creò un grande scandalo. Il mondo nuovo è un capolavoro della distopia, una visione oscura del futuro che ci riguarda molto da vicino.



4 – Fahrenheit 451 di Ray Bradbury| Miglior libro distopico

Altra distopia famosissima è Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, in cui l’autoreimmagina un futuro senza libri e dominato dalla televisione. Ambientato in un imprecisato futuro posteriore al 1960, in Fahrenheit 451 troviamo una società distopica in cui leggere o possedere libri è considerato un reato, per contrastare il quale è stato istituito un apposito corpo di vigili del fuoco impegnato a bruciare ogni tipo di volume. La prima volta Fahrenheit 451 viene pubblicato 1953 su Playboy. Vi state chiedendo il perché? Sugli USA pendeva ancora l’ombra del maccartismo e nessun editore voleva rischiare la pubblicazione di un libro così eccezionalmente fuori dal coro. All’inizio della narrazione Montag sembra convinto della sua missione distruttiva e le sue sensazioni ci vengono trasmesse in un incipit famosissimo:

“Era una gioia appiccare il fuoco. Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse..”

Ma poi il protagonista cambia idea e, come accade spesso, è l’amore a metterci lo zampino. L’amoremisto a un’infrazione alle regole cambierà, per fortuna, il corso della storia. Egli decide di leggere un breve trafiletto di un libro che dovrebbe bruciare. In seguito, attirato dalla sua prima fugace lettura, salva alcuni libri e inizia a leggerli di nascosto. Chi gli suggerisce di infrangere le regole? Clarisse, una ragazza sua vicina di casa, che ha un modo di fare e di vedere di cose del tutto originale, dovuto al fatto che i familiari di Clarisse non possiedono la televisione, ma trascorrono il tempo parlando tra di loro.

Fahrenheit 451 è un grande romanzo distopico, ma anche un libro profetico, in grado di prevedere i danni della televisione-spazzatura quando ancora il Grande Fratello era solo una creatura di George Orwell. Perché leggerlo? È un classico che tutti gli amanti dei libri dovrebbero leggere. Una riflessione sulla lettura, ma soprattutto sull’importanza della conoscenza per la vita ognuno.

“È un bel lavoro, sapete. Il lunedì bruciare i luminari della poesia, il mercoledì Melville, il venerdì Whitman, ridurli in cenere e poi bruciare la cenere. È il nostro motto ufficiale.”



5 – La strada di Cormac McCarthy| Miglior libro distopico

La strada è una distopia che racconta una realtà post-apocalittica. Molto spesso questo tipo di racconti è noioso, perché vi troviamo comunità morenti che cercano di scappare, persone in caccia di cibo e anche alla ricerca di un po’ di significato da dare alle loro povere e vuote vite. Questo però non accade in La strada di Cormac McCarthy, un romanzo distopico considerato da molti uno dei migliori libri del genere, e di certo uno dei migliori libri distopici (e non solo) degli ultimi anni. Non è un libro lungo, per questo vi lascio alcuni solo pensieri sparsi.

È un libro distopico su un padre e un figlio che cercano di sopravvivere in un mondo che è stato trasformato in cenere. Non ci sono nomi di luoghi. Non sappiamo mai chi siano realmente il padre e il figlio. Ma, in un mondo trasformato in cenere, qual è lo scopo di avere un nome? McCarthy scrive il libro in uno stile quasi distaccato. Eppure, in qualche modo, senti il ​​dolore del padre di allevare un figlio su un mondo morto, e il dolore di un figlio di sapere che non potrà mai realizzare il suo potenziale. La strada è libro sulla sopravvivenza e l’amore. McCarthy è uno scrittore eccellente e La strada ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa nel 2007. Da questo libro è stato tratto il film omonimo.



6 – Il signore delle mosche di William Golding| Miglior libro distopico

Altro classico della distopia è Il signore delle mosche di William Golding, scritto nel 1954. Come per tanti altri libri presenti in questa top ten di libri distopici, anche questo di Golding è considerato uno dei migliori romanzi di sempre. La storia, che si svolge durante una guerra indefinita, inizia quando un gruppo di scolari inglesi sopravvive a un incidente aereo e si ritrova arenato su un’isola deserta senza adulti. Questa potrebbe sembrare un’opportunità allettante per ogni adolescente che cerca la libertà, ma il gruppo presto degenera in una folla, terrorizzando e persino uccidendosi a vicenda. Senza autorità a cui far riferimento, i ragazzi devono difendersi da soli.

Ralph, uno dei ragazzi, assume una posizione di comando. Al suo fianco c’è Piggy, intelligente, ma fatalmente goffo, un personaggio ben reso che funge da coscienza di Ralph. L’elezione di Ralph è contestata da Jack. Con la pianificazione di Piggy, la riluttante leadership di Ralph e l’energia di Jack, i naufraghi costituiscono un villaggio fiorente e di successo, almeno per un giorno o due. Presto, i pochi sforzi sensibili – come tenere acceso il fuoco in ogni momento – scompariranno. Jack diventa irrequieto e risentito per la posizione di leadership di Ralph e si separa dal gruppo principale. Mentre Jack recluta con successo più ragazzi, Ralph diventa più isolato. Poi, la tribù di Jack uccide Piggy. E qui c’è un’immagine ricca di simbolismo: i suoi occhiali si sono spezzati, segnalando la fine del pensiero razionale e del comportamento civilizzato. Un libro che una volta iniziato, non lascerete più.



7 – La svastica sul sole di Philip Dick| Miglior libro distopico

Parlando di distopia, non può mancare un autore maestro del genere: Philip Dick. Prima della recensione del libro, uno dei tanti libri distopici che potevo scegliere di quest’autore, vorrei fare un passaggio sulla comprensione del significato della scrittura di Philip K. Dick. Non intendo lo stile di scrittura o qualcosa di simile, intendo il messaggio dietro La svastica sul sole. Philip K. Dick è noto per aver scritto romanzi bizzarri, tesi a sfidare l’autenticità della nostra realtà, almeno nei modi convenzionali in cui è vista. Ma proprio l’autore ha spesso sollevato questioni importanti, come ne La svastica sul sole. Questo romanzo distopico è basato su una realtà alternativa in cui i nazisti sono riusciti a sconfiggere gli alleati.

In questo romanzo, il Giappone e i nazisti hanno conquistato il mondo, il libro così diventa il modo per parlare dei cittadini di questo mondo, della loro vita quotidiana e delle loro lotte. E l’intera situazione è orchestrata da due libri: il millenario I Ching, l’oracolo della saggezza cinese, e il best-seller del momento, vietato in tutti i paesi del Reich, un testo secondo il quale l’Asse sarebbe stato sconfitto dagli Alleati. La sinossi del libro parla proprio di un gruppo di persone alla ricerca di Hawthorne Abendsen, l’autore di questo libro rischioso. La storia ci dice che la Germania nazista aveva una rigida censura sulla loro cultura e scrivere libri come questo avrebbe avuto conseguenze terribili, come la morte. La ricerca fatta da Dick è chiara, si pone nella prospettiva di uno dei più famosi e sfrontati leader della Germania nazista, Reinhard Heydrich e pianifica tutto ciò che costituisce il contesto della sua storia. L’immaginazione di questo scrittore lo porta a scrivere un libro su una realtà alternativa che sfida l’autenticità del mondo in cui risiedeva.



8 – Arancia meccanica di Anthony Burgess| Miglior libro distopico

Ecco un libro distopico da cui è stato tratto un film famosissimo, probabilmente più famoso del libro stesso. Il libro è Arancia meccanica di Anthony Burgess, da cui Stanley Kubrick ha tratto un film capolavoro. In questa famosa distopia Alex è un adolescente di 15 anni che vive in Inghilterra e di notte ama uscire con la sua banda di amici. Questi ragazzi picchiano le persone per strada, irrompono in case di sconosciuti, li picchiano e ne abusano anche sessualmente. Una notte l’incursione va storta, così Alex finisce per essere scoperto dalla polizia. In seguito viene mandato in prigione, quando la donna che ha attaccato muore a causa dei suoi abusi. Il lettore segue le avventure di Alex, un adolescente di 15 anni con genitori amorevoli ma che ama essere violento. È irrispettoso e non mostra mai rimpianti quando si tratta delle sue azioni.

Alex è oltre ogni mezzo un personaggio terribile. Quando viene mandato in prigione e in seguito a un trattamento chiamato Tecnica di Ludovico, viene “guarito” dalla sua cattiveria e dall’amore per la violenza. La tecnica di Ludovico è una terapia di avversione in cui una persona viene costretta a guardare azioni orribili e violente mentre si ha una sostanza iniettata che fa sentire male. Quindi, dopo che la persona si è ammalata fisicamente guardando la violenza, si ammalerà ogni volta che pensa di essere violenta dopo il trattamento. Alcuni temi centrali di questa distopia sono il libero arbitrio e se una persona può essere buona o cattiva dalla nascita. Troppo filosofico? Decidete voi.



9 – Il complotto contro l’America di Philip Roth| Miglior libro distopico

Philip Roth è stato un grande scrittore, e per molti è stato uno scandalo il fatto che non abbia ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura. Ma non è questo di cui voglio parlare ora, bensì della sua capacità di sorprendere i lettori, con questo romanzo politico terrificante. Roth ha scritto questa distopia in uno stile che i suoi lettori non avrebbero mai potuto prevedere: una favola di un universo alternativo, in cui l’America è diventata fascista e la vita ordinaria è stata appiattita sotto un rullo compressore di politica nazionale e odi di massa. In questa storia gli alleati di Hitler governano la Casa Bianca e gli ebrei della classe medio-bassa del New Jersey si rannicchiano in un appartamento al secondo piano, cercando di capire come usare una pistola per difendersi.

È un romanzo distopico sinistro, vivido, onirico, assurdo e, allo stesso tempo, inquietantemente plausibile. Roth sembra schernire il lettore: “Pensi che le svastiche siano solo per gli altri paesi?” E tu giri le pagine, stupito e spaventato. Roth così racconta cosa accadde a Newark alla sua famiglia, e a un milione di famiglie come la sua, durante i minacciosi anni Quaranta, quando i cittadini ebrei americani avevano buoni motivi per temere il peggio. Il suo romanzo si preoccupa di queste possibilità con un tono meravigliosamente ruminante e triste – il tono di un uomo anziano e rattristato che ricorda la propria infanzia, e, ancora una volta, il tono di uno studioso, come se, nella sua maturità, il narratore fosse diventato un professore universitario dignitoso, abituato a inchiodare ogni fatto al suo posto.

La dignità, la formalità, a volte anche l’accenno di riserva accademica nella voce del narratore producono due timbri vibranti, e questi dominano il romanzo – un timbro di rabbia esplosiva, e un timbro di pathos. La rabbia è politica, rinfrescante nella sua lucida chiarezza – una rabbia per il fascismo e per l’antisemitismo. E poi la rabbia lascia il posto alle ansie di un ragazzino, sopraffatto dalle paure infantili, che cerca di dare un senso agli eventi con una conoscenza del mondo che proviene dalla sua collezione di francobolli e dai sussurri della buonanotte con suo fratello e cugino Alvin.



10 – Cecità di Josè Saramago | Miglior libro distopico

“Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono.”

Pochi paragrafi, solo punti e virgole e niente virgolette a delimitare i dialoghi. Un flusso di pensieri caratterizzato dall’assenza di punteggiatura. È questo “Cecità, il romanzo distopico di Josè Saramago che è anche un esperimento sociologico, il cui titolo doveva essere “Saggio sulla cecità”, ma poi fu preferito un titolo “meno scientifico” per non intimorire il pubblico. Questa famosa distopia ha luogo in un tempo e un luogo non precisati. Un’auto è ferma al semaforo e tarda a ripartire nonostante il verde. Tutti iniziano a imprecare e a suonare i clacson, ma il guidatore può fare ben poco: è diventato cieco. La sua malattia, però, è peculiare: infatti egli vede tutto bianco. Cecità racconta di un’improvvisa e inspiegabile epidemia, a causa della quale la popolazione si ritrova cieca, inondata da un’intensa luce bianca simile a un “mare di latte”.

Non conosciamo i nomi dei personaggi, che distinguiamo solo per alcune connotazioni sociali o fisiche: “il medico”,la moglie del medico”, “il ragazzino dall’occhio strabico” “la ragazza dagli occhiali scuri”, “il primo cieco”. La moglie del medico ha un ruolo centrale nella storia: si finge non vedente per stare vicina al marito e saranno proprio i suoi occhi a descrivere la scena al lettore. Il contagio a poco a poco si espande. Gli ammalati vengono rinchiusi in strutture apposite (come un ex manicomio). Ogni contatto con l’esterno viene evitato e quando i ciechi, sbagliando strada, fanno qualche passo troppo in avanti, i soldati li uccidono. Una convivenza e una clausura forzata e senza controllo che trasformano gli uomini in bestie primitive, prive di ogni condizionamento civile. Così i legami di sangue e i segni dell’amore spariscono e l’unica legge è quella dell’istinto primordiale alla sopravvivenza. Uccidere, affamare, minacciare, aggredire, stuprare diventano crimini che non spaventano, perché, dice uno dei protagonisti,

“è di questa pasta che siamo fatti, metà di indifferenza e metà di cattiveria”

La Cecità è una metafora dell’indifferenza e della perdita di solidarietà tra le persone nella società contemporanea. A essere criticati sono soprattutto i rapporti di potere, che nel romanzo sono esemplificati da una dittatura dei ciechi più forti e violenti. Non mancano riferimenti alla fame nel mondo: alcuni ciechi malvagi tengono più cibo per loro, mentre altri non ne ricevono affatto. Il cibo basterebbe per tutti, ma l’avarizia di pochi fa morire di fame molti altri.La cecità dell’uomo risiede quindi nella sua mancanza di solidarietà, nell’incapacità di fare e pensare al bene, nel desiderio del male che ci rende tutti ciechi, pure quando vediamo, e che ci fa regredire verso lo stato di natura hobbesiano, dove è sempre il più forte a prevalere.

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