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5 libri su epidemie e virus da leggere in questo periodo (e non solo)

Viaggio tra scienza e narrativa con una serie di libri su epidemie e contagi, dove i virus spesso diventano la metafora per parlare dei mali della società

I focolai apocalittici di malattie sono stati un motivo ricorrente in letteratura da tempo immemorabile. Così mentre affrontiamo questo nuovo virus, abbiamo selezionato per voi alcuni libri su epidemie e virus. Il primo è Spillover di David Quammen, testo scientifico che tra i libri sui virus è quello più menzionato in questo momento. Gli altri sono libri sui contagi scritti da grandi autori (Saramago, Camus, Roth e Malaparte) che affrontano le epidemie e la loro diffusione ogni volta da un punto di vista originale, in un viaggio che attraversa una moltitudine di epoche e aree geografiche.

🔶 Spillover | di David Quammen

Spillover di David Quammen è menzionato spesso in questo periodo tra i libri su epidemie e virus perché sembrava evocare ciò che in realtà poi è successo realmente. Uno dei libri sui contagi che parla di una realtà che era già prevista anche in tanti documenti. Spillover poteva fungere da sveglia, perché evoca la complessa rete di ecosistemi microbici attraverso la quale l’umanità a volte corre il rischio di inciampare. Proprio come è capitato con il Coronavirus.

Per lo più i microbi potrebbero stare per conto loro, se non fosse per noi che a volte commettiamo errori andando a provocare lo spillover di un agente patogeno dal suo solito ospite animale verso di noi. Questo libro ci spiega anche il meccanismo del contagio. L’autore infatti affermava che ci vuole tempo per trovare un modo sostenibile per colonizzare il loro nuovo ospite, o host, ma quando ciò accade, la ricaduta può essere una carneficina: come la scia di carcasse di gorilla in una foresta africana, ad esempio, che preannunciava un focolaio di Ebola nelle persone.

In questo libro sui virus del 2017, David Quammen spiega che non tutti i patogeni acquisiscono la capacità di diffondersi facilmente tra gli umani, ma se lo fanno, diventa possibile una pandemia che abbraccia diversi paesi o continenti. David Quammen è tornato sui punti del libro anche in interviste recenti, dove spiega che questa emergenza non è un evento nuovo. Fa parte di una sequenza di contingenze correlate che risale al passato e si estenderà in avanti nel futuro, finché persistono le circostanze attuali.

Le circostanze attuali, secondo lo studioso, includono un pericoloso commercio di fauna selvatica per alimenti, con catene di approvvigionamento che si estendono in Asia, Africa e, in misura minore, negli Stati Uniti e altrove. Quel commercio è stato ora messo fuorilegge in Cina, su base temporanea; ma fu messo fuorilegge anche durante la SARS, poi fu permesso di riprendere – con pipistrelli, zibetti, istrici, tartarughe, ratti di bambù, molti tipi di uccelli e altri animali accatastati in mercati come quello di Wuhan.

Le circostanze attuali includono anche 7,6 miliardi di esseri umani affamati: alcuni impoveriti e alla disperata ricerca di proteine; alcuni ricchi e dispendiosi e dotati del potere di viaggiare in entrambe le direzioni in aereo. Questi fattori sono senza precedenti sul nostro pianeta: sappiamo dai reperti fossili, per assenza di prove, che nessun animale di grande corporatura è mai stato quasi così abbondante come lo sono gli umani. E nessuno è stato così aggressivo nel volere gestire le risorse del pianeta. E come conseguenza di quell’abbondanza e di quel potere, sono i disastri ecologici (leggi anche la lista di libri sull’ambiente) che stanno aumentando gli scambi virali – prima da animale a umano, poi da umano a umano, a volte su scala pandemica.

Invadiamo foreste tropicali e altri paesaggi selvaggi, che ospitano così tante specie di animali e piante – e all’interno di quelle creature, ci sono tantissimi virus sconosciuti. Tagliamo gli alberi; uccidiamo gli animali o li mettiamo in gabbia e li mandiamo ai mercati. Distruggiamo gli ecosistemi e liberiamo i virus dai loro ospiti naturali. Quando ciò accade, hanno bisogno di un nuovo host. Un nuovo post per accogliere il virus. E oggi come in futuro, potremmo essere noi. Spillover è senz’altro tra i libri su epidemie e virus da leggere per capire i motivi per cui bisogna avere un nuovo rapporto con l’ambiente e con gli animali.


🔶 La pelle | di Curzio Malaparte

Passiamo a un romanzo su epidemie e virus: La pelle di Curzio Malaparte. Il libro inizia nel 1943, con le forze alleate che consolidano la loro presa sulla devastata città di Napoli. Malaparte, un tempo fascista e sempre intraprendente, sta lavorando con gli americani come ufficiale di collegamento. Ha contatti con il colonnello Jack Hamilton, “un gentiluomo cristiano … un americano nel senso più nobile della parola”, che parla francese e cita i classici e si tiene il naso mentre i due uomini percorrono le squallide strade di una città in rovina. Una città dove “liberazione” è solo un’altra parola per disperazione.

I veterani dell’esercito italiano sciolto chiedono lavoro. La prostituzione dilaga. L’odore della morte è ovunque. La pelle è uno dei libri sui contagi, che racconta anche la malattia della società. Sottile, cinico, evasivo, manipolatore, snervante, sempre sorprendente, Malaparte racconta un mondo andato in rovina fino al midollo. In La pelle la guerra non è ancora finita, ma la sua conclusione è già decisa. Le bombe stanno ancora cadendo, ma ora cadono in un’altra Europa. Ieri nessuno ha dovuto chiedere chi fosse il carnefice e chi la vittima. Ora, improvvisamente, il bene e il male hanno velato i loro volti; il nuovo mondo è ancora a malapena noto.

La persona che racconta la storia è sicura di una sola cosa: è certo di non poter essere certo di nulla. La sua ignoranza diventa saggezza. La pelle è tra i libri su epidemie e virus da leggere perché Malaparte offre una visione disincantata della realtà, ai margini dell’amorale. La sua è prosa cinica, sospesa con cura tra disgusto e gioia, con cui dettaglia tutto le azioni indegne che l’esercito invasore infligge all’Italia. È una peste che corrompe non il corpo ma l’anima, spingendo le donne a vendersi e gli uomini a calpestare il rispetto di sé. 


🔶 Nemesi | di Philip Roth

Nemesis è il 32° libro di Philip Roth. È ambientato a Newark durante l’estate afosa del 1944 e racconta la storia di Bucky Cantor, un regista di parchi giochi “che, a causa della scarsa visione … era uno dei pochi uomini intorno a chi non stava combattendo in guerra “. Invece, la guerra di Cantor diventa quella con un raccapricciante scoppio di poliomelite.

L’ambientazione sarà familiare ai lettori di Roth ma non l’argomento. E la prima cosa da dire è che Roth fa un lavoro assolutamente convincente nell’evocare il terrore che la poliomelite crea sulla comunità di Newark. Sono tutti spaventati e sconcertati, il vaccino infatti è stato concesso in licenza solo nel 1962. L’impotenza dei genitori, la disperata mancanza di informazioni, la velocità e la gravità della malattia sono tutte trasmesse con effetti sulla veridicità.

Uno dei libri su epidemie e virus da leggere perché, al livello più profondo, Nemesis non riguarda in realtà la guerra del personaggio contro la poliomielite, ma la sua guerra con se stesso: la guerra tra l’idea di un uomo di dovere e il fatto di doversi sottrarre ad esso per facilitare la sua felicità più immediata. Questo è il tema, soprattutto, che galvanizza maggiormente il genio di Roth: un uomo diviso contro se stesso.


🔶 La peste | di Albert Camus

La storia di Camus è quella di un gruppo di uomini, definito dal loro raduno attorno e contro la peste. In esso incontriamo il coraggio, la paura e tanti altri aspetti. Molti di noi leggono La peste da adolescenti, affascinati dalle idee del grande scrittore e filosofo, ma forse tutti dovremmo rileggerlo in età matura.

La Peste è uno dei libri su epidemie e virus da leggere in età matura perché penso che Camus intendesse una lettura tanto letterale quanto allegorica di quell’epidemia. È generalmente concordato che la pestilenza che descrive significhi il Terzo Reich. Scrivendo nel 1947, mentre il mondo chiedeva la vittoria e “Mai più”, Camus insistette che la prossima pestilenza “avrebbe risvegliato i suoi topi” per “la rovina e l’illuminazione degli uomini”. Ma Camus era anche a conoscenza della grande epidemia di colera ad Orano, in Algeria – dove è ambientato il romanzo – nel 1849, e di altri nel suo quartiere natale di Mondovi, nell’entroterra algerino.

Ma c’è un’altra ragione per cui tutti dovremmo rileggere La Peste. Come ogni buon lavoro metaforico o allegorico, può rappresentare qualcosa al di là delle sue intenzioni; tra cui pestilenze sia morali che metaforiche che sono avvenute dopo la vita di Camus.Il gruppo di uomini riuniti attorno alla narrazione rappresenta, a quanto pare, tutta la risposta umana alla calamità. Ognuno fa il suo turno per dirlo, anche se è il medico, Rieux – il narratore nascosto – che combatte la pestilenza con il suo lavoro: la medicina.

Ognuno fa la propria parte, proprio come Camus ha cercato di combattere prima l’ingiustizia e poi il fascismo, con il suo lavoro, le sue idee e le sue parole. Uno dei libri sui contagi da leggere anche perché i personaggi di Camus dimostrano che, sebbene sappiano di essere impotenti contro la peste, possono testimoniarlo. E questo di per sé è un valore.


🔶 Cecità | di Josè Saramago

Se provate a chiedere a qualcuno quale libro di narrativa gli viene in mente in questo periodo, in tantissimi citeranno Cecità di Josè Saramago. Ecco uno dei tantissimi e validi motivi per cui è presente in questa lista di libri su epidemie e virus.  Una malattia si diffonde in una città senza nome. Ha un solo sintomo: la cecità. Viene senza fanfare, dolore o avvertimento. Un momento un uomo aspetta in macchina al semaforo, il prossimo il suo mondo si è dissolto in bianco. Ciò che segue è una rappresentazione avvincente del meglio e del peggio della natura umana.

“Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo,

Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono.”

Già a partire dallo stile, Cecità di Saramago si mostra come uno dei migliori libri su epidemie e virus. Ci sono pochi paragrafi, solo punti e virgole. Niente virgolette a delimitare i dialoghi in un flusso di pensieri caratterizzato dall’assenza di punteggiatura. Tutto deve essere essenziale in “Cecità”, un romanzo che è anche un esperimento sociologico.

Se il 1984 di Orwell (tra i libri da leggere assolutamente una volta nella vita) era l’orrore del panopticon, di essere sempre osservato, la cecità è l’opposto. La visione distopica di Saramago è che il controllo è inesistente. Qui, il controllo normativo del governo è impotentemente burocratico. Con nessuno in grado di vedere, i personaggi senza nome in Cecità sono immersi in un mondo in cui i forti sfruttano i deboli e persino i costumi sociali più elementari sono persi. La lotta per sopravvivere crea (o amplifica) una cecità mentale secondaria, in cui pochi personaggi possono immaginare un futuro oltre a gestire i propri bisogni fisici immediati.

Vediamo la storia svolgersi attraverso gli occhi di una donna di mezza età conosciuta nel libro solo come “la moglie del dottore”. È la sua ordinarietà e la sua compassione che fondano la storia e aggiungono un barlume di speranza a ciò che a volte sembra oscurità implacabile. Il gruppo di uomini che prendono il potere in un manicomio e usano e abusano dei detenuti più deboli hanno abbandonato il rispetto di sé e la decenza umana: sono un microcosmo della corruzione del potere.

Cecità è uno di quei rari libri che rimangono nella testa per anni dopo averli letti. È un libro che parla di virus ed epidemie, ma che soprattutto ti trasporta in un altro mondo per farti vedere il tuo mondo con occhi nuovi. È pieno di linguaggio che puoi rileggere e assaporare. Affascinante, non è un romanzo per i deboli di cuore. Non sto solo parlando dell’intenso orrore e della violenza sessuale, ma di frasi che si allungano ininterrottamente per più di una pagina e di persone che dialogano in assenza di virgolette. Lo stile è ritmico e brutale, ma allo stesso tempo poetico. O hai la pazienza per questo genere di cose o no.

Cecità è un libro che parla di virus ed epidemie, ma che è considerato anche tra i migliori libri distopici. José Saramago ha vinto il Premio Nobel per la letteratura nel 1998.

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