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Formati audio: Mp3, Wav, Flac e streaming. Guida ad un ascolto di qualità

Guida ai formati audio. Come conviene salvare la propria collezione? E su che servizio di musica streaming puntare? Facciamo un po’ di chiarezza.

In un periodo storico in cui i CD sono spesso relegati su polverosi scaffali di librerie, o addirittura al buio di scatole da riporre in cantina, in parecchi si chiedono come digitalizzarli correttamente. Se l’mp3 rimane il metodo più popolare, anche se forse non per molto, ci sono altri formati audio fra cui scegliere. Ognuno col proprio bagaglio di pro e contro. Senza contare che anche i servizi di musica streaming più diffusi si differenziano fra loro in termini di codifica audio e relativa qualità sonora. Andiamo a vedere come e perché.



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Digitalizzare è un compromesso

Avete una scatola di CD da convertire, ma i settaggi automatici dei vari programmi di conversione non vi convincono. Come procedere? Il compromesso di base, quando si parla di formati audio, è fra dimensioni del file creato e fedeltà alla registrazione digitalizzata. Un file audio digitale altro non è che una sequenza di zero e uno che andrà a riprodurre più o meno fedelmente la traccia analogica che campiona. Di fatto, un CD è già un prodotto digitale, ma andrà convertito in un file tramite la capacità di calcolo di un computer.

Campionare un segnale, che significa?

Letteralmente, significa prendere un campione di segnale audio a intervalli equidistanti nel tempo. Quantizzare, invece, significa assegnare a questi campioni un valore discreto in base alla loro dinamica. Con dinamica intendiamo la differenza fra il suono più forte e il suono più debole che possiamo ottenere. Per affrontare un po’ di espressioni e numeri che “girano” intorno ai formati audio, il campionamento (“sample rate”) si esprime in termini di hertz e la quantizzazione (ma fra poco la chiameremo “bitrate”) in bit. Per essere più chiari, i 44.100 hertz del formato CD stanno a significare che l’audio analogico è campionato ad una frequenza di 44.100 volte in un secondo. Il tutto ad una profondità di bit che equivale a 16 bit. In definitiva, un CD audio offre un segnale sonoro di 16 bit per 44.100KHz.



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E il bitrate?

Come detto, la quantizzazione (in inglese bitrate) è il numero di bit che sono processati lungo un determinato intervallo di tempo. Nell’audio, si intende generalmente kilobit al secondo (kbps, kilobit-per-second). Un esempio? I file acquistati su iTunes Store sono codificati a 256 kilobit al secondo, cioè per ogni secondo di una canzone si trovano 256 kilobit di dati. Più alto è il bitrate, più spazio richiederà sul computer. E’ a questo punto che entrano in gioco i termini “lossless” e “lossy”. Nomi che ricorrono anche nella musica streaming. 

Lossless vs. Lossy

Come da significato, lossless sta a significare una codifica priva di perdita audio, mentre i formati audio lossy comportano una riduzione di informazione sonora. Esattamente come un’immagine che, digitalizzata, viene convertita in un numero finito di pixel, un file audio che viene convertito in bit può avere diverse risoluzioni. Di conseguenza, più alto è il numero di kilobit-per-second e più fedele sarà la compressione rispetto alla traccia audio originale. Ecco una veloce panoramica dei formati più diffusi.

Formati Lossless

Wave

Ovvero Waveform Audio Format (.wav), solitamente usato come formato non compresso su Windows. Sviluppato in congiunzione fra IBM e Microsoft,  La sua utilità è diminuita parecchio grazie all’arrivo di formati lossless come il FLAC, molto più contenuti in termini di spazio. Tuttavia è ancora utilizzato in ambiti professionali (raramente per la musica streaming), soprattutto musicali e cinematografici. Consiste nella copia esatta di un CD musicale e occupa 1.411 Kilobit di informazioni ogni secondo di musica stereo a 44.100 Hz/16 bit. I dati vengono salvati in veri e propri “blocchi”. In termini di qualità e di quantità di informazioni, equivale al formato AIFF (.aif), che appartiene però principalmente all’ecosistema Mac.

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FLAC

Il formato lossless più diffuso, nonché il primo che abbia cercato di offrire dimensioni ridotte di un terzo se paragonate ad un file Wave. Può raggiungere alte risoluzioni, dove la più comune presso gli appassionati equivale a 20 bit per 96KHz, ma stanno diventando comuni anche picchi di 24 bit/192KHz. Anche Apple ha creato una propria versione lossless, denominata Apple Lossless, o ALAC. Il codec ALAC è di pubblico dominio dal 2011, il che significa che adesso gli sviluppatori possono implementarlo nei propri player musicali. In confronto con FLAC è leggermente più ingombrante, per cui conviene usarlo solo se si è convinti di stare dentro l’ecosistema Apple.

APE

Un formato lossless ad altissima compressione (.ape), che per svariati misteri della fede non è riuscito a diffondersi come il FLAC o l’ALAC. Di conseguenza, non tutti i player musicali lo leggono e sono pochissimi gli sviluppatori a cui interessa. Sconsigliato.

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DSD

Molto amato dagli audiofili, il codec Direct-Stream Digital è stato sviluppato da Sony e Philips per offrire una controparte “liquida” (dunque ascolto di musica streaming) al Super Audio CD (SACD). Il sample rate del suo formato più diffuso, DSD64, è di 2.8224 MHz. Per fare un paragone, equivale a 64 volte quello di un CD normale, ma riesce a mantenere una profondità di bit molto più bassa. Un file DSD64 equivale circa ad un FLAC in alta risoluzione, ovvero un segnale audio di 20 bit per 96KHz, e costituisce un perfetto incrocio fra qualità e comodità per tutti coloro che vogliono ascoltare musica in alta definizione.

Formati Lossy

Mp3

Moving Picture Expert Group-3, meglio noto come mp3. In fondo, la rivoluzione della musica digitale è nata da questo acronimo formato da due lettere e un numero. Può essere a bitrate fisso o variabile (che consigliamo), dove la seconda opzione significa una codifica più bassa per informazioni sonore generalmente inaudibili dall’orecchio umano. Ed è proprio qui la chiave per capire l’algoritmo che “crea” un file mp3, nella parte di informazione sonora che il nostro orecchio non può percepire e che ha permesso ai suoi creatori di ideare un file audio spesso grande un decimo rispetto ai wave. Facilmente scambiabile (e scaricabile), il codec mp3 ha permesso alla musica di smaterializzarsi, anche se oggi è stato superato da algoritmi più sofisticati. Costantemente dato per morto, il più famoso fra i formati audio è ancora oggi il più diffuso, motivo per cui non ci sentiamo di decretarne la fine.

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WMA

Windows Media Audio (.wma) non è altro che la risposta di Microsoft all’mp3. Nonostante la diffusione capillare di Windows, l’atteggiamento da giardino dorato adottato dalla casa madre non ha certo giovato a chi ha deciso di usarlo come codifica base. Nel corso degli anni ha perso slancio ed è caduto in disuso praticamente ovunque. Di fatto, il WMA non offre niente di particolare se non problemi di compatibilità. Sconsigliato.

Alternative lossy

Ce ne sono tante, ognuna con la propria ragion d’essere. Le più diffuse e open source sono AAC (Advanced Audio Coding, o MPEG-4, .m4a), forma più avanzata di compressione che Apple usa sia nei file venduti tramite iTunes sia su Apple Music. Ogg Vorbis (.ogg) invece è un formato open source basato sull’algoritmo di compressione vorbis. Entrambi sono frutto di una codifica più efficace, per cui a parità di bitrate sono da ritenersi superiori agli mp3.

E lo streaming?

Ogni servizio di streaming audio offre diversi livelli di qualità. Abbiamo affrontato la questione a suo tempo, ma ricapitoliamo i servizi più popolari. A livello di qualità audio pura, Tidal è senz’altro il migliore, dato che il piano HiFi offre un suono lossless di qualità pari al CD. Spotify invece ha scelto il codec Ogg Vorbis a bitrate massimo: 320kbps (160kbps se utilizzate la versione free). Di Apple Music abbiamo già detto (256kbps in AAC), mentre per Deezer la scelta è caduta su mp3 a 320kbps per il piano Premium+ e FLAC per il piano Elite.

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In conclusione

Dovete pensare al vostro setup audio come ad una catena, dove tutti i segmenti sono collegati fra loro. Parte della decisione che dovrete prendere sui formati audio dipende da come ascoltate la musica. I formati lossless serviranno solo a riempirvi l’hard disk, se li ascoltate tramite auricolari da meno di 10 euro. Se invece avete un impianto di qualità, non vorrete ascoltare mp3 codificati a 160kbps. La soluzione migliore in termini di qualità/spazio può essere una codifica “virtuosa” come AAC. Oppure, se volete creare un archivio immacolato, il FLAC settato a compressione massima. Senza dimenticare che, secondo molti, la differenza fra mp3 a compressione media e file lossless in alta risoluzione è praticamente inaudibile.

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