I migliori libri di Italo Calvino: 5 titoli (+1) per iniziare

I migliori libri di Italo Calvino: 5 titoli (+1) per iniziare

Uno degli autori italiani più conosciuti al mondo e una delle figure di spicco della scrittura postmoderna del XX secolo.

Se c’è uno scrittore italiano che unisce generazioni diverse di lettori, questo è senz’altro Italo Calvino. Un autore che abbina stile, talento e impegno. Italo Calvino è nato a Cuba nel 1923, cresciuto a Sanremo e ha partecipato anche alla Resistenza italiana: “Il sentiero dei nidi di ragno” – suo primo libro – racconta proprio la resistenza italiana nei confronti dell’esercito tedesco durante la seconda guerra mondiale.

Ho scritto quest’articolo per suggerirvi alcune opere di Italo Calvino che dovreste leggere. Ovviamente ogni lista è riduttiva, l’ideale sarebbe leggere tutti i testi di questo grande scrittore del novecento.

🔶 Se una notte d’inverno un viaggiatore

Già dall’incipit di questo libro, capiamo che non sarà un libro come gli altri, con intertestualità e strutture vertiginose, in cui il protagonista si imbatte in 12 manoscritti.

“Stai per iniziare a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino, Se in una notte d’inverno un viaggiatore. Rilassati. Lascia che il mondo intorno a te svanisca.”

Ogni manoscritto viene interrotto dopo alcune pagine, obbligando il protagonista (e il lettore) a cacciare per la sua continuazione attraverso un panorama di librerie, editori sfuggenti, censori raffinati, sale di lettura ecc. Ogni volta che il protagonista (e tu lettore) mettete le mani sulla continuazione dell’ultima storia – quella che è stata appena interrotta – ne nasce una nuova di zecca: ma ognuna, dopo una linea o due, diventa più seducente e avvincente di quella precedente.

Storie interrotte in modo prematuro. Storie che lasciano finali irrisolti. Prima di iniziare a leggere, devi sapere che investirai tempo e capitale emotivo in storie che non sai dove ti porteranno. Questo romanzo è sicuramente uno dei più intelligenti della letteratura europea del dopoguerra. Una grande riflessione sul ruolo del lettore e dello scrittore. Perché in fondo:

“Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto.”

Ho letto questo libro da piccolo, e poi l’ho riletto l’anno scorso. Ovviamente sono cambiate tante cose nell’approcciarmi a questo capolavoro. Rileggere un romanzo che hai amato è come rivisitare una città in cui sei stato bene: lo fai in compagnia del tuo io più giovane.

🔶 Le città invisibili

Le città invisibili di Italo Calvino non è un libro di storie. È qualcosa in più. In “Città invisibili“, Italo Calvino ha trasformato i suoi temi in qualcosa di nuovo. Come nessun altro libro al mondo spiega che le possibilità passate e future nascono dalla prigione di un

“presente invivibile, in cui tutte le forme della società umana hanno raggiunto un estremo del loro ciclo e non si può immaginare quali nuove forme possano assumere”.

Queste parole sono pronunciate da un immaginario Kublai Khan, vecchio e pessimista, poiché una delle due narrazioni intrecciate del libro è la sua curiosa conversazione elegiaca con il suo impiegato, il viaggiatore veneziano Marco Polo. La seconda narrazione — che riempie gli spazi principali del libro e lo rende non tanto una parodia dei “Viaggi” del XIII secolo quanto una meditazione alternativa — è ciò che Marco porta al Khan: un resoconto delle cinquanta città che Marco ha visitato.

Città di ogni tipo: sospese, vissute, città – nonostante il titolo di Calvino – esattamente e affascinantemente visibili – città come Ipazia, nelle cui lagune i granchi mordono gli occhi di suicidi; o Thekla, dove il nuovo edificio non si ferma mai per l’inizio della distruzione: o Beersheba che proietta il sé celeste simile a un gioiello sopra di sé.

Perché l’imperatore chiede al viaggiatore di dirgli cosa c’è nel suo impero? In parte perché l’imperatore non può sapere cosa ci sia dentro. Forse perché potrebbe non voler sapere, ma anche perché deve desiderare di sentire nel suo deterioramento delle possibilità di crescita. Le narrazioni gemelle di Calvino si inclinano l’una verso l’altra. La conversazione intermittente tra il Khan e Marco Polo è la Forma; è la volontà di semplificare; è anche un dialogo tra la volontà imperiale di imporre e possedere e il potere di riposare nella contemplazione della molteplicità.

Mentre i due uomini parlano, le città sembrano “favole consolatorie”, stati mentali, fantasmi.  Eppure nella narrazione principale queste città hanno il luccichio della sostanza; sono allettanti, inquietanti e distinte come se possedessero il significato di una parabola di Kafka. D’altra parte, sebbene ogni città abbia la sua qualità speciale, le storie di Calvino sono sfuggenti, poiché ognuna racchiude paradossi e sequenze perverse all’interno di altre scene. L’autore ci avverte di non confondere le città con le parole usate per descriverle; tuttavia ci viene detto che la menzogna non è nelle parole ma nelle cose.

E così le città dei segni toccano le città della memoria.

🔶 Il visconte dimezzato

Il protagonista de Il visconte dimezzato di Italo Calvino è un giovane che, arruolatosi nell’esercito cristiano per sconfiggere gli Infedeli in Boemia, nella prima battaglia viene gravemente ferito da una potente cannonata che l’aveva colpito in pieno.

“Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane.”

Il narratore nello specifico rievoca la storia dello zio:

“Mio zio era allora nella prima giovinezza: l’età in cui i sentimenti stanno tutti in uno slancio confuso‚ non distinti ancora in male e in bene; l’età in cui ogni nuova esperienza‚ anche macabra e inumana‚ è tutta trepida e calda d’amore per la vita.”

La cannonata divide il corpo dello zio in due parti: una buona e una cattiva. L’impressione iniziale è che sia sopravvissuta solo la seconda, quella con un’indole crudele. Quella parte che infierisce sui sudditi e cerca di sposare la bella, bellissima Pamela con ogni mezzo. La parte buona però non è scomparsa. Alcuni eremiti avevano ritrovato l’altra metà, quella che si prodiga per riparare ai misfatti dell’altra, e chiede in sposa Pamela.

“Avevo questa immagine di un uomo tagliato in due ed ho pensato che questo tema dell’uomo tagliato in due, dell’uomo dimezzato, fosse un tema significativo, avesse un significato contemporaneo: tutti ci sentiamo in qualche modo incompleti, tutti realizziamo una parte di noi stessi e non l’altra”.

La linea di frattura tra bene e male viene ricondotta da Calvino all’interno della stessa persona, dove la lotta tra i due diviene la metafora anche per parlare dell’incompletezza dell’uomo. Lo stile di Calvino è come sempre impeccabile, ma oltre alla sua nota bravura, qui possiamo notare come riesca a trattare un tema così complesso con ironia, creando una storia surreale, fuori da qualsiasi schema. L’autore stesso spiega il concetto:

“Io credo che il divertire sia una funzione sociale, corrisponde alla mia morale: penso sempre al lettore che si deve sorbire tutte queste pagine, bisogna che si diverta, bisogna che abbia anche una gratificazione.”

Calvino utilizza la metafora della scissione tra bene e male per indagare il tema delle contrastanti personalità che abitano l’uomo, che si attuano nelle continue indecisioni della vita quotidiana. È come se le diverse spinte emotive e razionali fossero delle diverse voci che si mescolano dentro di noi, ma soltanto una ha la possibilità di attualizzarsi e uscire dalle nostre labbra.

Nella nostra condizione di uomini viviamo molteplici stati d’animo che combattono tra di loro, tutto in quell’eterno conflitto tra bene e male che prende vita inconsapevolmente ogni giorno. Secondo l’autore quindi, per avere una piena conoscenza di noi stessi, dobbiamo abbracciare tutti i frammenti del nostro essere e unirli, piuttosto che lasciarli dispersi. Bisogna accettare se stessi in ogni parte, abbracciando una visione globale dell’essere.

“Ero intero e tutte le cose erano per me naturali e confuse, stupide come l’aria; credevo di veder tutto e non era che la scorza. Se mai tu diventerai metà di te stesso, e te lo auguro ragazzo, capirai cose al di là della comune intelligenza dei cervelli interi. Avrai perso metà di te e del mondo ma la metà rimasta sarà mille volte più profonda e preziosa.”

🔶 Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio

Nel 1984, Italo Calvino fu invitato a tenere delle lezioni all’Università di Harvard, purtroppo però morì prematuramente:

“La grande sfida della letteratura è il saper tessere insieme i diversi saperi e i diversi codici in una visione plurima, sfaccettata del mondo”.

Il suo scopo e il suo autoproclamato obiettivo – trasmettere un insieme di valori che saranno utili per aiutare la letteratura a sopravvivere e descrivere il prossimo millennio (il nostro, cioè) – è estremamente ampio. Questo rende Lezioni Americane uno dei più originali libri di critica letteraria mai scritti. Nella terza lezione, Calvino cita l’affermazione di Giacomo Leopardi secondo cui la lingua diventa più poetica quanto più vaga è, e aggiunge per inciso che

“l’italiano è, credo, l’unica lingua in cui la parola “vago” significa anche affascinante, attraente”.

In una delle lezioni – quella sulla “leggerezza” – Calvino afferma che la letteratura deve avere peso e importanza, ma allo stesso tempo deve avere la virtù della leggerezza.

“Solo se poeti e scrittori si proporranno imprese che nessun altro osa immaginare la letteratura continuerà ad avere una funzione.”

E così queste lezioni diventano lo stratagemma che l’autore utilizza per interrogarsi sulla letteratura. Indaga le sue specificità, la sua qualità e i valori di cui si nutre. Leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità e molteplicità. Ecco i temi di cui parla il libro!

Ad ogni valore segue precisa definizione, dopo ampia trattazione costellata di puntuali riferimenti bibliografici che spaziano nella vasta cultura letteraria dell’autore: da Dante a Cavalcanti, passando per Boccaccio, Lucrezio, Ovidio, James, Dickinson, Shakespeare, Diderot, Sterne, Leopardi, Valèry, Gadda e tanti altri. Su tutti spicca Borges, che pare compendiare queste caratteristiche.

🔶 Il barone rampante

“La ribellione non può essere misurata… Anche quando un viaggio sembra non avere alcuna distanza, non può avere alcun ritorno.”

Questa è la risposta del barone rampante Arminio Piovasco di Rondò a suo figlio Cosimo, protagonista del romanzo di Italo Calvino, quando, avendo deciso di sfuggire dalla sua soffocante vita familiare arrampicandosi su un albero vicino a casa sua, Cosimo dichiara la sua intenzione di non venire mai giù di nuovo.

Il commento del padre contiene la chiave sia del romanzo che della sua architettura, vale a dire il bisogno irreversibile e inarrestabile di costruire una distanza: sia essa fisica, come un muro o qualche altra materia che separa due spazi (il fondamento della storia), o il vuoto, un gap non riempibile, uno spazio interstiziale (lo sviluppo della storia).

L’atto istintivo di ribellione di Cosimo, né meditato né calcolato, influenza direttamente lo spazio costruito sopra. La struttura portante dell’edificio è costituita da una spessa parete portante che, man mano che si alza, diventa un vuoto, cioè uno spazio che separa due masse identiche di vetro e pietra che si penetrano senza mai toccarsi.

Sebbene l’idea stessa della ribellione sostenga la storia sotterranea, il suo sviluppo fuori terra è troppo incomprensibilmente sottile e insignificante per apparire come un vero distacco. In effetti, Cosimo non abbandona mai davvero la sua famiglia. Tuttavia, come ci dice il padre di Cosimo, anche se “non sembra affatto una distanza”, la separazione può essere irreversibile.

Dal punto di vista dell’uccello, l’edificio è compatto e preciso. Il divario, così visibile da questa prospettiva, è lineare lungo la sua porzione centrale, mentre alle sue estremità appare provvisorio, incerto sulla direzione da prendere. Per quanto vogliamo essere parte delle avventure di Cosimo, per quanto vediamo e condividiamo le sue ragioni e guidiamo e vogliamo essere vicino a lui, non possiamo. Anche noi percepiamo la separazione.

🔶 Lettere 1940-1985

Le Lettere coprono oltre 40 anni dell’acclamata vita dello scrittore, e sono state selezionate da Michael Wood, professore di inglese e letteratura comparata a Princeton. Da queste lettere emerge un quadro completo di Italo Calvino: uno scrittore rimasto fedele a se stesso cercando irrequieto il cambiamento.

Fantasia, fantascienza, favole, saggi, antologie, autobiografia, novelle, romanzi: la stessa arguzia e giocosità erano sempre lì, così come un certo tipo speciale di serietà. Nel corso degli anni, non ha mai abbandonato la necessità di legarsi alla realtà, con l’ambizione di rappresentarla direttamente.

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