10 dei migliori libri del '900: secolo dei grandi uomini e delle grandi scoperte

10 dei migliori libri del ‘900: secolo dei grandi uomini e delle grandi scoperte

Quali sono i migliori libri del ‘900? Ecco una breve ma intensa lista dei libri da leggere assolutamente, figli di questo meraviglioso secolo

Il ventesimo secolo ci ha regalato modernismo letterario, postmodernismo, realismo magico, finzione distopica e nuove prospettive su razza, impero, genere e politica. Abbiamo selezionato alcuni tra i migliori romanzi del ‘900, dieci tra i migliori libri del 900 che chiunque miri a essere informato sulla narrativa del ventesimo secolo dovrebbe leggere. Poco tempo fa abbiamo anche stilato una lista dei libri più belli dell’ultimo decennio, che potete recuperare se interessati!

1 – Il Grande Gatsby | di F. Scott Fitzgerald (1925)

Il sogno americano forse ha trovato in questo libro, Il Grande Gatsby, la sua favola più ricercata mai scritta. Uno scintillante romanzo dell’Età del Jazz che dipinge un ritratto indimenticabile della sua giornata: il gin bootleg, la ricchezza spensierata e vertiginosa. Il protagonista miliardario, il self-made man Jay Gatsby, è determinato a riconquistare il cuore della ragazza che amava e che ha perso. Così viene raccontato e assurge a emblema dell’epoca il desiderio romantico.

Allo stesso tempo, sullo sfondo, il narratore del romanzo, illumina brillantemente la fine della prima guerra mondiale in America. Questo non è solo uno dei più grandi romanzi del ventesimo secolo, ma uno dei più grandi romanzi di tutti i tempi, e appare spesso in cima a qualsiasi elenco dei migliori libri di sempr. È stato pubblicato nel 1925 durante “L’età del Jazz”, ed è narrato da Nick Carraway, che entra nel mondo incantato del titolare Jay Gatsby, che possiede una grande dimora di Long Island ed è noto per organizzare feste lussuose.

Sebbene il romanzo di Fitzgerald sia noto per le sue brillanti descrizioni dei cocktail party e della vita tra i ricchi “nuovi soldi” d’America, evoca anche l’altra parte di New York, e lo squallore industriale in cui molti americani vivevano e lavoravano.


2 – Lolita | di Vladimir Nabokov (1955)

“Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Il mio peccato, la mia anima”

Così inizia il famigerato romanzo del maestro russo su un uomo di mezza età che si innamora follemente, ossessivamente di una “ninfetta” di dodici anni, Dolores Haze. Quindi sposa la madre della ragazza. Quando muore diventa il padre di Lolita. Mentre Humbert descrive il loro viaggio in auto – una contorta beffa del romanzo americano sulla strada – Nabokov descrive l’amore, il potere e l’ossessione in un linguaggio audace e incredibilmente divertente.

Lo stile unico di Nabakov emerge in questo libro essenziale per chi vuole ascoltare la voce vera, quasi senza mediazione, dell’amore e del desiderio, raccontata da uno dei più grandi scrittori di ogni tempo. Un tumulto di emozioni da vivere pagina dopo pagina, per questo capolavoro, che non poteva mancare nella lista dei migliori libri del ‘900.


3 – Alla ricerca del tempo perduto | di Marcel Proust (1913-1927)

Questo lavoro di sette volumi e tremila pagine è solo superficialmente una critica mordace della società francese (per lo più alta) della belle époque. Sia come autore che come “Marcel”, il narratore in prima persona i cui ricordi d’infanzia sono evocati da un biscotto madeleine fatiscente, Proust pone alcune delle stesse domande che Einstein ha fatto sulle nostre nozioni di tempo e memoria. Mentre seguiamo gli affari, la cattiveria e i tradimenti di dozzine di personaggi nel corso degli anni, il tempo è l’autostrada e la memoria diventa l’autista che ci guida in questo viaggio. Un capolavoro da leggere interamente, iniziando ovviamente dal primo libro:


4 – Ulisse | di James Joyce (1922)

Piena di intrecci intricati, sintassi confusa, giochi di parole, neologismi e arcane allusioni mitologiche, l’Ulisse di Joyce racconta le disavventure di un venditore pubblicitario di Dublino (Leopold Bloom) in un solo giorno: il 16 giugno 1904. Seguiamo Leopold Bloom mentre vaga per la città di Dublino. La colazione, le visite alla biblioteca e al pub, l’eccitazione sessuale e le volte in cui va al bagno sono raccontata in questo libro unico.

Mentre Everyman Bloom e una serie di altri personaggi recitano i principali episodi dell’Odissea di Omero – inclusi gli incontri con le sirene dei tempi moderni – l’epica finta e oscura di Joyce suggerisce l’improbabilità, forse persino l’inutilità, dell’eroismo nell’età moderna. Per molti il romanzo più innovativo del ‘900, per lo stile e i continui flussi di coscienza che lo rendono unico nel genere.

Sebbene abbia la reputazione di opera “difficile” – e il romanzo di Joyce del 1922 è di circa 800 pagine che rappresentano l’apice del modernismo letterario nella forma del romanzo – l’Ulisse è in realtà un libro molto democratico, che comprende tutte le classi e la cultura irlandese. Un capolavoro che non poteva mancare nella lista dei migliori libri del ‘900.


5 – Cent’anni di Solitudine | di Gabriel García Márquez (1967)

Considerato ampiamente l’opera più popolare in lingua dopo Don Chisciotte, Cent’anni di Solitudine – in parte fantasia, in parte storia sociale della Colombia – ha scatenato il “boom latino” della finzione e la divulgazione del realismo magico.

Nel corso di un secolo che sembra muoversi contemporaneamente avanti e indietro, il villaggio dimenticato e sdegnato di Macondo – sede di una pletora faulkneriana di incesti, inondazioni, massacri, guerre civili, sognatori, prudenti e prostitute – perde la sua innocenza edenica così com’è sempre più esposto alla civiltà.

Tra i migliori romanzi del 900 in cui Gabriel García Márquez ha saputo rifondare la realtà e, attraverso Macondo, creare un vero e proprio paradigma dell’esistenza umana. Un universo di solitudini incrociate, impenetrabili ed eterne, in cui galleggia una moltitudine di eroi. 


6 – Gente di Dublino | di James Joyce (1916)

Anche se molte di queste storie in gran parte autobiografiche evocano temi di morte, malattia e stasi, quasi tutti offrono ai loro personaggi la redenzione – o almeno una temporanea conoscenza di sé – attraverso ciò che Joyce chiamava “epifanie”, in cui la sconfitta o la delusione viene trasformata da un improvviso lampo di consapevolezza che altera la vita.

Il fulcro emotivo della raccolta Gente di Dublino è la sua storia conclusiva, “The Dead”, che si sposta da una festa di San Silvestro in cui gli ospiti si soffermano sulle questioni del giorno – la chiesa cattolica, il nazionalismo irlandese, l’ubriachezza preoccupante di alcuni di loro – alla scoperta di un uomo che piange. Il motivo delle lacrime lo lascio alla vostra curiosità. Un ritratto profondo di identità e solitudine, è l’opera più compassionevole di Joyce e uno dei migliori romanzi del 900.


7 – Tutti i racconti | di Flannery O’Connor (1925–64)

Piena di violenza, commedia mordente e una feroce visione cattolica che è incline alla salvezza umana ad ogni costo, le storie di Flannery O’Connor sono uniche nel loro genere. I bigotti, gli snob intellettuali, i predicatori e i folli veggenti religiosi – una piena cavalcata di ciò che i critici arrivarono a chiamare “grottesco” – scrutano i suoi racconti e O´Connor mostra allegramente l’inadeguatezza morale di tutti loro.

I racconti del ventesimo secolo spesso si concentrano su piccoli momenti, ma le storie di O’ Connor, con il loro occhio instancabile per la vanità e il loro profondo senso del sacro, sembrano immense. Flannery O’Connor è una grande scrittrice, che forse non tutti conoscono. Anche per questo ho preferito inserire la sua raccolta tra i migliori libri del 900.


8 – L’urlo e il furore | di William Faulkner (1929)

Un classico modernista sul decadimento del Vecchio Sud, L’urlo e il Furore racconta i travagli della famiglia Compson da quattro diverse prospettive narrative. Tutti sono perseguitati dalla figura di Caddy, l’unica figlia, che Faulkner descrive come “una bambina bella e tragica”. Intorno alle prove della stessa famiglia ci sono i soliti temi di Faulkner: alcolismo, suicidio, razzismo, religione, denaro e violenza sia visti che invisibili.

Lo stile sperimentale del libro riassume l’onore e la tragedia confusi che Faulkner evoca incessantemente. Uno dei migliori romanzi del ‘900, una meditazione profonda e abbagliante su verità, memoria, storia e letteratura stessa.


9 – (Gita) Al faro | di Virginia Woolf (1927)

Al Faro“: questo il vero titolo del romanzo di Virginia Woolf che la nuova traduzione di Nadia Fusini riporta all’originaria bellezza. Uno dei migliori romanzi del 900 che racconta la storia dei Ramsays e dei loro otto figli che vanno in vacanza.

 “Al Faro” è un libro sulla memoria e l’infanzia; un’elegia alla luce che ha illuminato le figure della madre e del padre reali. Il romanzo descrive il tempo che passa e soprattutto la perdita, l’amore e le divergenze della vita familiare mentre si avvicina alla domanda più grande:

“Qual è il significato della vita?”

 – che Woolf affronta meticolosamente con la sua prosa modernista, che è impressionista senza essere vaga o sterile.


 10 – Lo straniero | di Albert Camus

“Mamma è morta oggi. O ieri forse non lo so”.

Inizia così uno dei più sorprendenti, complessi e più letti libri del 900. Lo straniero è senza dubbio il lavoro più popolare del romanziere, autore e filosofo francese, Albert Camus.

La storia segue la vita del suo personaggio principale, Mersault, mentre passa dalla conoscenza della morte di sua madre all’essere processato per uno degli omicidi più insensati nella storia della letteratura. Il romanzo si svolge nella prospettiva di Mersault ed è diviso in due parti principali: prima di commettere il crimine e dopo il suo arresto.

Il romanzo inizia con il riconoscimento di Mersault della morte di sua madre. Quando arriva a casa, rifiuta di vedere sua madre per l’ultima volta, scegliendo di tenere chiusa la bara. Non divulga ciò che sente sulla questione, optando invece per offrire un commento sulla scia e sulla lunga camminata al funerale. Il suo comportamento indifferente non sfugge all’attenzione del direttore e del custode di casa.

Il modo in cui descrive quello che avrebbe dovuto essere un evento tragico ci dice tante cose sul suo modo di vivere la realtà: “Mi è venuto in mente che comunque una domenica in più era finita, che Mamma era ora sepolta, che stavo tornando al lavoro e che, in realtà, nulla era cambiato.”

Al suo ritorno in città, affronta immediatamente una ragazza, Marie, e fa amicizia con il suo vicino, Raymond, un losco, picchiatore che generalmente non ama il quartiere. Con il suo aiuto, Raymond riesce ad attirare la sua padrona nel suo appartamento, dove continua a picchiarla dopo aver sospettato che avesse una relazione.

Nella seconda parte del romanzo, troviamo Mersault incarcerato e oggetto di un circo di un processo. Nel mezzo del processo, Mersault osserva con fastidio che il suo destino è stato determinato senza la sua partecipazione. Il lettore ha anche la sensazione che il protagonista del romanzo sia stato inviato alla forca per qualcosa di più del suo crimine: è stato condannato a morte a causa del suo comportamento dopo la morte della madre. Era un processo contro il personaggio del protagonista più di quanto non fosse per il suo crimine.

Come dice Camus:

“Nella nostra società qualsiasi uomo che non piange al funerale di sua madre corre il rischio di essere condannato a morte … l’eroe del mio libro è condannato perché non gioca”.

Il romanzo si conclude con un monologo mozzafiato. Di fronte a un cappellano che tenta di salvare l’anima di Mersault, il nostro protagonista si lancia in un appassionato monologo su come non importava nulla, poiché tutti avevano il privilegio di vivere e di essere trasportati dalle maree del destino, e tutti siamo ugualmente condannati ad affrontare un fine, qualunque essa sia. Con questa affermazione troviamo che Mersault prende il comando del suo destino, poiché la sua morte è stata semplicemente il risultato delle scelte che ha fatto. Scelte che non contavano per il protagonista. Era semplicemente il modo in cui si svolgeva la sua vita.

Trovo che il desiderio di essere libero, libero come definito dall’individualità di ognuno, sia completamente umano. Nonostante la natura fredda e distaccata del personaggio, lui era – puramente e semplicemente – un uomo che esercitava il suo diritto di esistere quando lo riteneva opportuno.

Consiglio vivamente questo libro a chiunque sia interessato alla filosofia e alla letteratura esistenzialista. Uno dei migliori libri del novecento, una lettura che fa riflettere sullo scopo dell’esistenza umana.

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