Tinder app di dating

Tinder e privacy: l’app di dating conosce lati della vostra personalità che volevate tenere nascosti

Cosa state combinando su Tinder? Sappiate che la vostra privacy e i vostri segreti più reconditi sono pronti per essere spiati, analizzati e venduti.

Tinder conosce i vostri segreti reconditi. Se siete fissati con la privacy non leggete questo articolo. Se non siete fissati con la privacy leggetelo attentamente perché potreste cambiare il modo in cui guardate una semplice app di dating. Non è una novità il fatto che le nostre esistenze siano ormai “digitalizzate”, così come digitalizzato è il nostro mondo. La nostra vita vera corre sempre accanto alla nostra vita social. La privacy è un concetto astratto e fittizio, sempre più difficile da mantenere. Il modo in cui l’essere umano mangia, le emozioni che gli suscitano il riso, il pianto, la rabbia sono carne da macello per il banco alimentare chiamato marketing. I personal data hanno un valore altissimo ormai per qualsiasi tipo di azienda. La corsa a “chi raccoglie più dati” è ai suoi arbori, il peggio deve ancora venire.

Tinder privacy app di dating

Tinder ci avverte

Nel grande calderone di chi è posto sotto accusa ci sono sicuramente i social, primi in classifica. Tra le app di dating, Tinder continua a suscitare polemiche per la sua scarsa trasparenza circa l’utilizzo dei dati personali dell’utente. Ma d’altronde siamo noi a scaricare l’applicazione e a fornire i vari consensi. In realtà, l’informativa sulla privacy di Tinder non lascia molto spazio all’immaginazione: “In generale. Possiamo raccogliere informazioni personali, inclusi dati sensibili e altre informazioni” e ancora “I dati sensibili includono informazioni, commenti o contenuti (ad esempio fotografie, video, profilo, stile di vita) che opzionalmente forniscono che potrebbero rivelare la tua origine etnica, la nazionalità, la religione e/o l’orientamento sessuale. Fornendo dati sensibili a noi, acconsenti alla raccolta, all’utilizzo e alla divulgazione di dati sensibili come consentito dalle leggi sulla privacy applicabili”. Ma la lista è molto più lunga di così e non c’è virgola che possa sfuggire all’enorme raccoglitore di dati che è Tinder.

Provate a richiedere i vostri dati a Tinder

Judith Duportail l’ha fatto. Il risultato è un avvincente articolo su The Guardian in cui la ragazza racconta l’iter per avere accesso ai dati raccolti da Tinder su di lei. E’ sbalorditivo l’impatto emotivo provocatole dalla visione, nero su bianco, dei propri segreti reconditi. Ancora tra la normativa dell’app di dating sulla privacy si legge: “Se si chatta con altri utenti Tinder, ci fornisci il contenuto delle tue chat, e se contatti un servizio clienti o un altro servizio, ci comunichi il contenuto di quella comunicazione”. Judith ha chiesto il supporto di personaldata.io , un gruppo di attivisti per la privacy, ed è riuscita ad ottenere 800 pagine di informazioni sul proprio account. Questi fogli contenevano milioni su milioni di informazioni, inclusi i suoi gusti musicali, alimentari, sessuali e molto altro ancora. La ragazza conclude affermando che più che un bar pieno di persone, Tinder è un bar pieno di gente selezionata appositamente in base ai suoi gusti, tramite misteriosi algoritmi. E’ spaventoso ma è quello che ci si aspetterebbe dalla vita reale. Quindi attenti a ciò che desiderate oggi, perché domani potreste già esserci catapultati inconsapevolmente.

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Bastano degli accorgimenti?

In realtà no. Però qualche piccolo escamotage per salvare il salvabile esiste e riguarda Facebook. Ad oggi, per creare un account Tinder, è necessario fornire il proprio account Facebook per garantire la veridicità dell’utente. Tuttavia è possibile non mostrare il proprio profilo Facebook su Tinder. La soluzione più immediata, prima ancora di scaricare l’applicazione per gli incontri, è quella di modificare le impostazioni sulla privacy di Facebook.  In questo modo non darete il consenso ad accessi opzionali all’app di dating. Per esempio, i vostri contatti Facebook non potranno vedere un account Tinder associato al vostro profilo. Tuttavia, moltissimi utenti prediligono una seconda opzione. Quest’ultima prevede di creare un altro account Facebook da utilizzare appositamente per Tinder e similari. A questo punto non si capisce più chi infranga cosa: si difende la propria privacy creandosi una falsa identità. Questo è il non sense della modernità social.

Il tempo che passi su Tinder ti rende felice?

Time Well Spent, una società dedicata alla progettazione di tecnologia che non “ti sequestra il cervello”, ha condotto un sondaggio per intercettare le emozioni degli utenti durante l’utilizzo di alcune app. Conclusione? Più tempo un’app ci richiede, più il suo utilizzo ci rende infelici!

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