I libri più belli di Murakami: ecco i primi titoli per entrare nel suo mondo

I libri più belli di Murakami: ecco i primi titoli per entrare nel suo mondo

Le opere di Haruki Murakami sono costruite attorno a un impulso quasi ossessivo di esplorare e comprendere il nucleo interno dell’identità umana

I personaggi di Haruki Murakami viaggiano abitualmente in un regno metafisico – l’inconscio, lo scenario dei sogni, la terra dei morti – per esaminare direttamente i loro ricordi delle persone e degli oggetti che hanno perso. Murakami è uno scrittore giapponese ma è anche “globale”, il che significa che le sue opere vanno lette non come espressioni della cultura giapponese, ma come esami di domande che riguardano l’intera umanità. Qual è la natura del sé individuale? Qual è il significato di “felicità” o “successo” nell’era globale? Cos’è l’anima e tutti noi ne abbiamo una? Perché alcune persone sono escluse dalle strutture delle società contemporanee e quali alternative hanno?

I libri di Haruki Murakami hanno guadagnato un’enorme popolarità perché guidano i lettori attraverso alcuni dei territori più oscuri e pericolosi della vita – i freddi e oscuri boschi invernali di morte, dolore e abusi – e lo fanno con saggezza e calore. Ai personaggi di Murakami viene sempre dato il seme della rinascita, anche se spesso non è chiaro se lo piantino o meno. Questi sono solo alcuni dei tanti problemi affrontati da Murakami e riguardano tutti noi.

Ecco a voi i libri più belli di Murakami, quelli che mi sono piaciuti perché hanno risvegliato qualcosa in me come lettore, mi hanno parlato di cose che stavo già pensando, forse solo inconsciamente. Tutto sembra connettersi a un filo tematico permanente di identità, la sua costruzione e la sua conservazione.

1 – Norwegian Wood | Tokio Blues

Questa potente storia di rito di passaggio offre ai lettori alcuni consigli utili su come mantenere caldo il cuore in tempi che, allogoricamente, potremmo definire invernali. Norwegian Wood è il romanzo che ha portato Haruki Murakami a diventare una superstar letteraria. La storia spazia attraverso le stagioni, ma il cuore del suo significato si trova in inverno. Quando a 30 anni Toru Watanabe sente un frammento della canzone dei Beatles, Tokio Blues, dopo un lungo volo in aereo, i suoi ricordi tornano ai suoi giorni da giovane studente e alla sua relazione amorosa con la bella Naoko.

Toru cammina accanto a Naoko per l’ultima volta nei boschi coperti di neve che circondano l’istituto per la cura mentale. Poco dopo Naoko si suicida in quel paesaggio ghiacciato, e mentre la vita di Toru continua, una parte di lui rimane per sempre errante in quell’inverno. L’inverno è una metafora naturale della morte. Ci ricorda che la morte è naturale ed inesorabile. Ma come i giovani personaggi dei romanzi di Murakami, siamo nati in una cultura che nasconde e nega la morte. I morenti sono tenuti alla larga nelle case di cura e negli ospizi, e quando rappresentiamo la morte nella cultura popolare è come un’aberrazione nel pantheon degli immortali le cui vite stellari riempiono i nostri schermi televisivi.

La popolarità di Norwegian Wood soprattutto tra gli adolescenti e i lettori ventenni si basa sulle semplici intuizioni sulla morte, sulla perdita e sui dolori che trasmette; tutti aspetti che sono assolutamente carenti dalla cultura giovanile che domina i mass media. L’inverno getta il mondo nel freddo e nell’oscurità, congelando i fiumi e mandando la vita in letargo, fino a quando il sole ritorna e la primavera disgela il mondo. La morte getta i personaggi della finzione di Murakami nel freddo e nell’oscurità senza fine dell’inverno perpetuo.

Catturati nell’ignoranza culturale della morte, spesso non riescono a riconoscere l’impatto della perdita sulla loro vita. E intrappolati in quell’ignoranza, i processi naturali del dolore non possono svolgersi e curare la loro psiche. E così, come un uomo più anziano che riflette sulla sua vita, Toru Watanabe rimane terribilmente ignaro della sequenza di morti e suicidi che lo hanno lasciato intrappolato.

La disperata fame dell’inverno fa emergere anche i predatori della natura. Gli aspetti rapaci di alcune relazioni umane sono un tema che Murakami affronta ancora e ancora. Negli uomini, quell’istinto predatore può manifestarsi come violenza contro le donne e Murakami introduce frequentemente personaggi maschili violenti nei romanzi tra cui 1Q84 (di cui parleremo tra poco).

Ma i predatori più terrificanti e sottili nei mondi di Murakami sono i personaggi femminili che infliggono violenza psicologica, spesso a giovani uomini ingenui ed emotivamente vulnerabili. Spesso quei personaggi sono stati a loro volta vittime di abusi. I personaggi di Murakami sono costretti a imparare nel modo più duro che la dipendenza emotiva non è amore: un’altra lezione preziosa, non solo per i lettori più giovani.

A Toru Watanabe viene data la possibilità della vita reale e dell’amore la vivace Midori Kobayashi, ma alla conclusione di Norwegian Wood non sappiamo se accetta l’amore o se va avanti nel dolore. Senz’altro tra i libri più belli di Murakami, da leggere assolutamente.


2 – 1Q84

1Q84 è un’epica storia d’amore raccontata in più di mille pagine. In questa storia sono attivi almeno due culti. Uno è una setta cristiana conosciuta come la Society of Witnesses, i cui membri rifiutano un intervento salvavita. Il secondo culto è più orientale e più misterioso. Si chiama Sakigake (che potrebbe significare “precursore”, “precursore” o “pioniere”), e da due fuggitivi feriti sentiamo cose molto brutte sul conto del suo leader.

Anche altri raggruppamenti nel romanzo possono sembrare simili a una struttura di culto. Uno dei due personaggi principali è un insegnante di matematica e scrittore, Tengo, che viene attirato dal suo editore in una cospirazione letteraria: riscrive un romanzo di un’adolescente che poi vince un premio e diventa un bestseller.

Altrove a Tokyo, una donna anziana conosciuta solo come Dowager, gestisce un rifugio per donne vittime di violenza domestica. Per infliggere punizioni clandestine agli uomini brutali, Dowager mantiene i servizi dell’altro personaggio principale del romanzo: una donna di nome Aomame, istruttrice di arti marziali e fisioterapista. Questo è un romanzo di Haruki Murakami, in cui i fenomeni magici e onirici sono programmati in modo esatto.

Quasi tutti i romanzi di Murakami giocano con il dispositivo di una dimensione parallela in cui i personaggi possono scivolare attraverso fessure o portali, come una scala di emergenza che scende da una superstrada cittadina. Il romanzo è ambientato nel 1984, ma quando Aomame vede un rapporto di notizie sulla costruzione di una base lunare americano-sovietica congiunta, e poi una seconda luna nel cielo, deduce che si è imbattuta in un universo diverso, che battezza 1Q84: la “Q” sta per “Question” (domanda).

A grandi linee, la trama di questo vasto romanzo è elementare: ragazzo e ragazza si incontrano, si separano e si cercano, con il tipo di bramoso desiderio che Murakami ha raccontato a lungo. Il romanziere ha detto, tuttavia, che voleva rendere questa “semplice” storia il più “complicata” possibile. Ai piaceri disparati viene dato il tempo di arricchirsi con la lunga durata del romanzo, in particolare un ritratto triste, divertente e in fin dei conti strabiliante di un investigatore privato, che inaspettatamente diventa un terzo punto focale della narrazione in terza persona nel terzo libro.

Misteri inquietanti perseguitano il romanzo, con pietre miliari culturali aiutano ad ancorare le persone nelle mutevoli realtà di Murakami. Ci sono riferimenti a Cechov, Stanley Kubrick, Dostoevsky, Lewis Carroll, Macbeth e Carl Jung, sebbene le opere più importanti citate siano musicali. L’importanza speciale della musica in questo romanzo è la chiave del suo tema principale, che è il tempo: il sospetto che il tempo sia un’illusione, il desiderio di riconquistare il passato e l’esperienza di come il tempo può “deformarsi”, annodandosi “come una stringa aggrovigliata”.


3 – Kafka sulla spiaggia

La trama di questo libro è suddivisibile in due filoni. Nel primo, il quindicenne Kafka Tamura (non impariamo mai il suo vero nome) scappa da Tokyo e dal suo padre scultore. Kafka finisce nella città di provincia di Takamatsu sulla più piccola delle isole principali del Giappone.

Qui la bibliotecaria di una biblioteca privata, Oshima, e la sua enigmatica proprietaria, la signora Saeki, forniscono lavoro e un tetto alle persone in fuga. Il secondo filone narra di come un gruppo di sfollati di guerra in cerca di cibo nelle montagne di Shikoku abbia intravisto un possibile UFO prima di perdere conoscenza per diverse ore. Una sorta di X-Files, insomma.

Tutti successivamente si riprendono, tranne un ragazzo, Nakata, che rimane in coma per alcune settimane prima di svegliarsi, come dice lui, “non molto brillante“, ma con il potere di parlare con i gatti. Il romanzo presuntuoso ed estremamente lirico di Haruki Murakami ritrae il clandestino quindicenne che fugge da casa in viaggio esistenziale per scoprire chi è veramente.

Il processo senza soluzione di continuità di Murakami di usare la prosa poetica si intreccia con momenti drammatici e filosofici di esplorazione della psiche umana attraverso un’abilità completa, ma lirica che a volte ti fa solo riflettere e meditare. Kafka è il nome che si dà, ed è seguito da un alter ego di se stesso un’identità illusoria, che sembra agire come un’estensione esistenziale dell’adulto di se stesso che è piuttosto profondo. L’eccellente padronanza della prosa di Murakami gli consente di intrecciare due narrazioni contemporaneamente senza conflitti. L’altra narrazione parla di Nakata, un ragazzo che perde la sua intelligenza in un momento spirituale strano e bizzarro. A volte è difficile capire se (e perché Nakata) abbia perso la sua intelligenza, ma in seguito tutto si chiarisce.

Un uomo che vive umilmente con se stesso e non gli importa di aver perso la sua intelligenza. Ha fatto i conti con l’analfabetismo, ma è in grado di comunicare con i gatti meglio degli altri. Il viaggio di Nakata è profondo. Uno dei migliori libri di Haruki Murakami, che consiglio di leggere non solo perché è avvincente, ma anche per la struttura narrativa unica di Murakami.

La trama non convenzionale e modellata lateralmente la rendono una scoperta preziosa e rara da leggere. Kafka sulla spiaggia è un romanzo inventivo, seducente e impegnativo.


4 – L’arte di correre

Forse non tutti sanno che Haruki Murakami è uno scrittore-maratoneta, mentre sicuramente non sapete che anche io ho la passione per la corsa, ma la maratona è troppo per me, mi limito a un’oretta di corsa tre-quattro volte a settimana. Da questa “passione in comune” la scelta di aggiungere questo libricino in cui Murakami crea un parallelismo tra corsa e scrittura.

L’arte di correre è una riflessione sul talento, sulla creatività, ma più in generale sulla condizione umana. È in primis l’autoritratto del famoso scrittore giapponese, che ama correre, è ambizioso e cerca continuamente di migliorare le sue prestazioni. Come? Per lui nella corsa, come nella scrittura, c’è bisogno di allenamento e disciplina.

Questo è anche condizionato dal suo essere giapponese e basta ricordare tutti i film su karate, judo, ecc. per avere un’idea dell’importanza che l’allenamento e la disciplina hanno per quel popolo. Questo libro può essere considerato una sorta di diario dello scrittore giapponese. Nei capitoli ripercorre i suoi allenamenti e le sue gare, dai 5 km fino al triathlon, passando per la maratona, con ampie riflessioni sulla scrittura.

“Scrivere un libro è un po’ come correre una maratona, la motivazione in sostanza è della stessa natura: uno stimolo interiore silenzioso e preciso, che non cerca conferma in un giudizio esterno.”

Nel suo caso, la corsa compensa la vita prettamente sedentaria dello scrittore (professionista), dall’altro ne condivide e rafforza alcuni elementi o valori personali, quali la disciplina, la regolarità e, in certa misura, l’isolamento dagli altri. Proprio la solitudine dello scrittore è uno degli elementi su cui si sofferma di più.

La scrittore deve trarre spunto dalla sua vita e da quella degli altri, ma nell’atto pratico dello scrivere è da solo di fronte al foglio (in realtà è da solo davanti alla tastiera, ma l’immagine del foglio è più romantica). Chi scrive ha bisogno di concentrarsi e stare da solo, senza distrazioni. Uno dei passaggi più significativi del libro è questa riflessione, che in realtà può essere applicata a ogni forma d’arte:

“Se riesco a scrivere dei libri è perché in un paesaggio vedo cose diverse da quelle che ci vede un altro, sento cose diverse e scegliendo parole diverse riesco a costruire storie che hanno una loro originalità.”

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