Libri che hanno vinto il Premio Strega europeo

migliori libri premio strega europeo

Il riconoscimento rende omaggio alla cultura dei paesi europei: ecco i migliori libri che hanno vinto il Premio Strega europeo

Prima di raccontarvi alcuni libri che hanno vinto il Premo Strega europeo negli anni scorsi, ci piace presentarvi la cinquina del Premio Strega Europeo 2022, che è stata annunciata il 31 marzo nella Sala del Tempio di Adriano a Roma e in diretta streaming. Ecco i cinque libri finalisti di quest’anno:

  1. Euforia – Un romanzo su Sylvia Plath” di Elin Cullhed (Mondadori)
  2. Un amore” di Sara Mesa (La Nuova Frontiera)
  3. Atti di sottomissione” di Megan Nolan (NN editore)
  4. Primo sangue” di Amélie Nothomb (Voland)
  5. Punto di fuga” di Mikhail Shishkin (21lettere)

Se non lo hai ancora fatto, ecco i migliori titoli dei libri che hanno vinto il Premio Strega italiano. Ora passiamo ai titoli di libri vincitori del Premio Strega europeo che ci hanno conquistato negli anni e che vi consigliamo di leggere assolutamente!

Potrebbero piacerti anche i libri che hanno vinto il premio Campiello, libri scritti da premi Nobel o i libri che hanno vinto il Pulitzer! Salva anche il nostro articolo-raccoglitore di tutti i nostri consigli sui libri.

1 Cronorifugio | di Georgi Gospodinov

Iniziamo questa rassegna sui libri che hanno vinto il Premo Strega europeo con Cronorifugio, libro di Georgi Gospodinov, Premio Strega Europeo 2021. L’autore bulgaro Georgi Gospodinov ha attirato l’attenzione internazionale con numerosi suoi libri, tradotti in varie lingue. Ha vinto premi letterari nazionali e internazionali con testi che uniscono le sue esperienze personali con la Bulgaria socialista e post-socialista, la nostalgia della sua patria in cui non vive più (ora vive in Germania) e il senso dell’assurdità della realtà con umorismo intelligente e il talento di un vero narratore.

Con il suo stile postmoderno, Gospodinov non vuole spiegare il mondo al lettore e ancor meno ha le idee chiare su un futuro desiderabile o inevitabile. Nei suoi romanzi e racconti, il narratore è spesso un passante accidentale, che offre una visione insolita del mondo, trova eventi che non accadono altrettanto importanti di quelli che accadono e che lascia la distinzione tra fantasia e realtà per il lettore. Nei mosaici frammentati di storie vagamente connesse e stratificate, “de-costruisce” la parola piuttosto che progettarla o spiegarla.

La combinazione di umorismo, tristezza e paura ritorna anche nel suo ultimo libro, Cronorifugio, che ha vinto il Premio Strega Europeo. Un collage di storie che esprimono un senso di “non appartenenza al mondo” e ancora una volta ci regala una splendida raccolta di aneddoti e storie assurde, attingendo a una ricca raccolta di fatti e narrazioni storiche, letteratura mondiale e cultura popolare.

Il tema che lega i brevi capitoli di questo libro di quasi 400 pagine, organizzato in cinque parti, è la fuga dal tempo. Cosa succede alle persone, quando non possono più vivere nel presente e fermare il tempo? All’inizio del libro, il narratore in prima persona (Gospodinov) incontra un certo Gaustin, che come psichiatra-gerontologo lavora poi con persone affette da demenza. Se Gaustin, che interpreta il ruolo di pensatore visionario nel libro, sia davvero una persona o semplicemente una fantasia nella mente del narratore rimane una questione aperta.

“Gustin. Prima l’ho inventato e poi l’ho incontrato di persona. O era il contrario? Non ricordo.”

Ma non importa, davvero: il ruolo di Gaustin è quello di presentare l’idea centrale del libro, ovvero cosa succede quando le persone scappano dal tempo. Nella parte I del libro Gaustin lavora in Svizzera – paese “senza tempo” ideale per il suo progetto – realizzando una clinica per persone affette da demenza. Offre ai pazienti l’opportunità di vivere in un ambiente che corrisponde a un tempo che possono ancora ricordare. La clinica cresce, man mano che nuovi ambienti temporali vengono aggiunti su piani diversi. Ogni piano è abitato da persone che si sentono a casa nel periodo specifico del loro piano. Questo ambiente multi-tempo porta a situazioni esilaranti, che Gospodinov descrive con l’umorismo triste in cui eccelle.

Questa situazione disegnata da Gaustin, però, sfugge completamente di mano. Il virus del passato è stato piantato. Nel libro i primi contagi accadono nelle famiglie: i parenti dei malati di demenza si sentono attratti da una vita in un passato di loro scelta. Il prossimo passo in questa epidemia è una diffusione oltre le mura della clinica e poi oltre i confini verso altri paesi.

“Ritorno al passato” diventa un movimento a livello europeo. Il libro offre storie colorate di questo movimento in vari luoghi e paesi. Sembra esserci un parallelo tra queste storie e il desiderio di un passato immaginario e idealizzato nella politica odierna: da Trump a Putin e ai partiti politici di destra in Europa. E ovviamente si possono trovare anche similitudini con la diffusione del virus del Covid-19, anche perché questo libro vincitore del Premio Strega Europeo è stato scritto proprio nel periodo della diffusione della pandemia.

Il libro è scritto egregiamente e offre una prospettiva su come le persone (e poi i popoli) fuggono dal presente per rifugiarsi nostalgicamente nel tempo passato.

2  Patria | di Fernando Aramburu

Patria” è un libro bellissimo, che ha vinto il Premio Strega Europeo nel 2018. Il libro di Aramburu cattura i costi personali del violento conflitto politico spagnolo con il gruppo separatista basco dell’ETA.

Nel suo romanzo, “Patria”, Fernando Aramburu, un celebre scrittore spagnolo di grande talento che vive in Germania, evoca un’immagine cupa e claustrofobica degli anni in cui l’ETA dominava la regione settentrionale conosciuta come i Paesi Baschi.

Il complesso e stimolante lavoro di Aramburu ruota attorno alle vite di due coppie in un villaggio fuori San Sebastian, una pittoresca città sul Golfo di Biscaglia. Le mogli, Bittori e Miren, sono carissime amiche, così come i loro mariti, Txato e Joxian. ETA, che sta per Euskadi Ta Askatasuna – una frase che significa “Patria e libertà” in lingua basca – incombe pesantemente nella vita del villaggio. Attraverso minacce, estorsioni e vergogna pubblica, il gruppo tenta di rafforzare la purezza politica, ideologica e linguistica.

Inevitabilmente, l’ETA separa le coppie. Txato, un benestante proprietario di una compagnia di navigazione, diviene l’oggetto di un giro di vite da parte di teppisti dell’ETA che gli inviano lettere minacciose chiedendo pagamenti per finanziare le loro operazioni. Le lettere sono contrassegnate dall’immagine di un serpente avvolto attorno a un’ascia, simbolo di “bietan jarrai”, ovvero i due percorsi dell’ETA, con l’ascia che rappresenta la forza militare e il serpente che suggerisce l’astuzia politica.

L’omicidio di un bambino dà il via a una storia tentacolare di politica, guerra e famiglia. Quando Txato resiste, minacce e diffamazioni su di lui iniziano ad apparire nei graffiti in giro per la città, trasformandolo in un paria. È evitato dai club di ciclismo e gastronomia che un tempo gli procuravano tanto piacere. Persino il suo buon amico, Joxian, un operaio di fonderia che vive in circostanze molto più umili, lo riconosce a malapena quando si incrociano per strada.

Il basco è generalmente considerato un “isolato linguistico“, una lingua senza alcuna relazione con altre lingue, e “Patria” include utilmente un lungo glossario per spiegare i termini baschi sparsi per tutto il libro. Anche un albero genealogico sarebbe stato utile. Tenere fermi tutti i nomi e le relazioni centrali, oltre a una galassia di personaggi secondari, può essere un compito difficile reso ancora più impegnativo dallo stile narrativo a volte esasperante e non lineare di Aramburu.

125 capitoli e quasi 600 pagine in cui i lettori che cercano una comprensione più profonda – o anche una giustificazione – per la campagna armata dell’ETA rimarranno sicuramente delusi. La passione di Miren per la causa separatista basca è amplificata dalla decisione di suo figlio, Joxe Mari, di unirsi alla lotta armata dell’ETA. Quando Joxe Mari viene nominata un “pericoloso terrorista” in un servizio televisivo, sua sorella – Arantxa – riceve una telefonata da una vecchia amica: per congratularsi con lei.

“Non capisce niente di politica, non ha mai letto un libro in vita sua, ma grida slogan come gli altri lanciano petardi”, dice Arantxa di sua madre.

Tra i libri che hanno vinto il Premo Strega europeo da leggere anche per comprendere meglio l’ETA, il gruppo nato nel 1959 durante il regno autoritario del dittatore fascista Francisco Franco.

L’ETA ha sposato l’orgoglio culturale basco e la rabbia per il regime brutale di Franco, ma poi ha sperperato qualsiasi simpatia potesse aver generato continuando la sua campagna di terrore ben oltre la morte del leader spagnolo nel 1975.

3 Fratelli d’anima | di David Diop

Il romanzo di Diop ha vinto il Premio Strega Europeo nel 2019. Fratelli d’anima inizia raccontando la storia di Alfa Ndiaye, un soldato senegalese nella prima guerra mondiale. Il soldato è portatore della “verità di Dio”, una storia dell’orrore che lui deve condividere. Trai i libri che hanno vinto il Premo Strega europeo questo racconta l’escalation della violenza: il soldato ha preso a tagliare le mani alle truppe tedesche morte (“i miei compagni di trincea hanno cominciato a temermi dopo la quarta mano”) – con la sua discesa nella follia.

“I pazzi non temono nulla. Gli altri […] giocano a fare i matti”.

Presto si crede che sia un “divoratore di anime” e viene respinto dai suoi compagni di truppa. La follia è innescata o accelerata dal fatto che Ndiaye deve vedere la sua amica d’infanzia Mademba Diop morire insieme a lui, sventrata e implorando Ndiaye di ucciderla. Rifiuta, poi è consumato dal senso di colpa, proprio mentre si sentiva in colpa per aver aiutato Diop a rimettersi in forma per il combattimento.

Con la reiterazione degli stessi punti nelle stesse parole, anche il lettore inizia a sentirsi piuttosto scioccato, ma proprio quando inizia a pensare che la narrazione deve proseguire, finalmente lo fa, sciogliendo tanti punti del libro. Nella seconda metà di questo libro che ha vinto il Premo Strega europeo, vediamo da dove viene Ndiaye e dove porta la sua “follia” e scopriamo che parla poco e male il francese, quindi la sua narrativa è necessariamente ristretta e ripetitiva.

Quando Ndiaye viene rimosso dal servizio in prima linea e portato in ospedale (accompagnato, ovviamente, dalle mani tedesche mozzate), la narrazione inizia a rompersi ulteriormente. La sua mente è corrotta, si crogiola nella propria fisicità. E tutto ciò può portare solo in una tragica direzione. Mentre l’identità stessa di Ndiaye inizia a incrinarsi e scivolare, la brillantezza della presunzione di David Diop diventa chiara e il lettore deve riconsiderare la storia sia all’indietro che in avanti.

Per questi motivi, la rilettura del libro di Diop premia perché consente di rivisitare i violenti capitoli iniziali sotto una nuova luce, ancora più oscura.

4 Inventario di alcune cose perdute | di Judith Schalansky

All’inizio di “Inventario di alcune cose perdute” di Judith Schalansky, il narratore descrive il modo in cui un’antica forma di scrittura è sopravvissuta all’oblio. Le tavolette di argilla morbida con la scrittura greca protoantica nota come Lineare B, che dettagliava le entrate e le spese del Palazzo di Cnosso, furono indurite da un incendio che distrusse quasi tutto il resto intorno a loro, inclusa la maggior parte del palazzo stesso. Se non fosse per l’incendio, la sopravvivenza di quella pratica iniziale di registrazione per iscrizione sarebbe dubbia.

Una tale ironia sembra centrale nel lavoro di Schalansky. Il suo libro parla di ciò che abbiamo perso, ma anche di ciò che resta: nel suo caso, non attraverso il fuoco ma attraverso l’immaginazione. Il libro ha vinto il Premio Strega Europeo nel 2020 ed è un tentativo di affrontare ciò che è stato distrutto, dal tempo o dalla mano umana. Come può la scrittura, ci chiede, aiutarci a ricordare o piangere l’inevitabile distruzione delle cose? In questa serie di brani in prosa che mescolano saggi, memorie e narrativa, Schalansky descrive una varietà di oggetti scomparsi dal mondo.

Il suo senso di “cosa” è ampio e include anche animali, film ed edifici. Ogni pezzo inizia con una descrizione fattuale dell’oggetto e il testo di accompagnamento lo amplia ricostruendo il mondo in cui la cosa è esistita o talvolta immaginando una scena. Che stia descrivendo una particolare razza di tigre estinta, i manoscritti di poesie perdute di Saffo o edifici monumentali dell’infanzia di Schalansky a Berlino Est, questo libro Premio Strega Europeo si caratterizza per uno stile apprezzabile e unico.

Un libro che si definisce un “inventario” e, sebbene il termine sia meravigliosamente evocativo, in qualche modo si limita a ciò che in realtà è un inventario sì, ma solo di perdite (come il titolo anticipa, del resto). Il testo descrive ogni oggetto e poi lo trasforma attraverso un’opera di prosa. La fantasia qui è meno nelle cose stesse, più nel modo in cui sono evocate attraverso il testo di accompagnamento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.